Roma, 1 ott – “Dicono gli esperti che si sarebbe fatto prima a costruire un’autostrada nuova. Soprattutto, si sarebbe speso meno. Per costruire la Salerno- Reggio Calabria ci sono voluti circa undici anni (dal 1963 al 1974) e una somma che oggi corrisponderebbe a 5,6 milioni di euro a chilometro. Per ammodernarla, di anni ne serviranno quattordici (dal 1998 al 2012) e si spenderanno 20,3 milioni al chilometro. Il conto è di 9 miliardi di euro, cioè 152 euro per ogni cittadino italiano, neonati e vegliardi compresi. Naturalmente, salvo sorprese. Per avere un’idea di che cosa significa una cifra del genere, basti pensare che per la realizzazione ex novo del tracciato collinare dell’autostrada tirrenica sponsorizzato dall’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e che l’attuale maggioranza contestava per l’impatto ambientale e i suoi costi eccessivi dovuti a gallerie e viadotti, era stata prevista una spesa di 14,9 milioni a chilometro”. Si apre così un articolo di Sergio Rizzo dedicato al “cantiere infinito” per il quale oggi cominciano i lavori dell’ultimo tratto, quello fra Bagnara Calabra e Reggio Calabria, che si aggiungono ai 148 chilometri di cantieri già aperti attualmente. Un tale dispiego di fondi ed energie, nota Rizzo, non porterà tuttavia a risultati eclatanti: “Dei 443 chilometri, i primi 53 saranno a tre corsie più quella d’emergenza. Gli altri 390 rimarranno a due corsie, come oggi, più quella d’emergenza. Molto più belle, molto più larghe, molto più sicure. Ma sempre due: per una strada sulla quale passano 3.000 (tremila) Tir al giorno”. Il nuovo cantiere, che si apre nonostante lo stesso ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi abbia suggerito un rinvio, si inserisce nel “girone dantesco” in cui da mesi si è trasformato il tratto calabrese: un calvario destinato a durare, nella migliore delle ipotesi, ancora fino al 2012. “A promettere aveva cominciato nel 1987 Bettino Craxi – ricorda Rizzo -: la Salerno-Reggio Calabria sarebbe stata sistemata con 1.000 miliardi, ovvero 983 milioni di euro di oggi. Cinque anni più tardi i miliardi erano diventati già 5 mila. Altri cinque anni e il preventivo salì a 6 mila. Nel 2004 la Fillea Cgil denunciò che di quel passo sarebbero finiti nel 2040. Intanto il conto era salito a 6,9 miliardi di euro. Ancora tre anni e si è arrivati alla bellezza di 9 miliardi, con la previsione di chiudere nel 2011-2012. E mancano sempre i caselli”. “Tutto cominciò con una legge del 1961 – si sottolinea -. L’autostrada l’aveva fortemente voluta l’allora leader socialista calabrese Giacomo Mancini che in seguito, come ministro dei Lavori pubblici, avrebbe gestito direttamente l’operazione. I lavori durarono lo spazio di tre cicli elettorali: quello del 1963, quello del 1968 e quello del 1972. E ne furono fortemente influenzati: una deviazione o uno svincolo non si negò a nessuno. È così che l’autostrada A3 in 443 chilometri di tracciato ha una cinquantina di uscite: una mediamente ogni 8,86 chilometri. Particolarità che ha sempre rappresentato un deterrente formidabile per il suo ‘pedaggiamento’. Quando l’Italstat ci aveva messo gli occhi sopra, si calcolò che il costo per realizzare i caselli avrebbe imposto un pedaggio tre volte superiore a quello praticato sul resto della rete”.
(Grm)