I vaffa di Grillo e quelli di Salvini non sono per niente uguali. O forse lo sono solo per chi legge, non certo per chi li ascolta.
I primi sono i vaffa di un grande attore comico, quindi irridenti, ironici, esageratamente irrispettosi. Il tono del turpiloquio di Salvini, è invece greve, bieco, vagamente minaccioso, come ha ben riassunto Aldo Cazzullo.
Fatto sta che – di fronte al rischio di un’inflazione dei vaffa, venuti al mondo col Vaffa-day, che sabato 8 settembre del 2007 riempì di gente Piazza Maggiore a Bologna – Grillo ha deciso improvvisamente di cambiare registro.
Nell’importante intervista rilasciata a Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera, il fondatore dei 5 Stelle annuncia nuove strategie e nuovi linguaggi.
Spiega che le piazze non funzionano più, si dice pronto al dialogo anche col Pd su temi come la Rai e il reddito di cittadinanza, elogia il presidente della Repubblica, ammette di essersi sbagliato, forse, nel vietare ai suoi di partecipare ai confronti in tv, prefigura un movimento 5 Stelle non più gestito dai padri fondatori Grillo e Casaleggio. E quando gli chiedono della Lega, Grillo risponde che lui non ha niente contro Salvini ma spera che gli elettori tengano presente che la storia del Carroccio è diversa da quella dei 5 stelle. La Lega è stata al governo, è artefice del patto di Dublino sull’immigrazione e ha investito fondi in Tanzania. Sul palco – conclude Grillo – diciamo tutti la stessa cosa, ma noi abbiamo sempre fatto le cose che abbiamo detto.
Chissà se la gente distinguerà. Per ora il fatto nuovo è che Grillo rinuncia al vaffa, scongela i suoi voti e li mette a disposizione di un gioco politico che si proponga riforme radicali. Verrebbe da dire: grazie Salvini.
(5 mar)