Kiev, 1 ott – La Rivoluzione arancione è cosa fatta. Salvo clamorosi stravolgimenti nell’Ucraina dell’Est e del Sud, dove lo scrutinio è clamorosamente – e secondo alcuni, in maniera sospetta – in ritardo, il Blocco Tymoshenko si è aggiudicato la tornata elettorale e si avvia a formare il nuovo governo. Compito che sarà tutt’altro che facile, stando ai numeri della vittoria. Se è vero che sommando i voti della Rivoluzione arancione a quelli di Nostra Ucraina, il partito del presidente della Repubblica, Viktor Yushenko, si arriva intorno al 47%, è altrettanto vero che il partito di Yulia Tymoshenko rischia seriamente di non essere il primo del Paese. A fronte del suo provvisorio 31,7%, infatti, c’è il 32,8% del premier uscente Viktor Yanukovich, che proprio per questo non si è dato ancora per vinto, gettando acqua sulle focose dichiarazioni di successo della “pasionaria” ucraina. Soprattutto alla luce dei ritardi negli scrutini a oriente e nell’Ucraina meridionale, notoriamente roccaforti dell’esponente filorusso, la sensazione che la percentuale di Yanukovich possa aumentare è più che fondata. E non è affatto un caso che la Tymoshenko abbia chiesto alle forze di sicurezza di indagare immediatamente sulle ragioni dei ritardi nello scrutinio delle schede in quelle zone. Insomma gli exit poll che davano la coalizione Tymoshenko-Yushenko al 45% saranno probabilmente sorpassati, ma quel dato del partito di Yanukovich non può invitare più di tanto all’ottimismo la cordata vincente. Anche perché il premier uscente non sembra proprio voler alzare bandiera bianca. “Ho vinto con un sostegno significativo – ha detto l’ex primo ministro –. Questo dà carta bianca al mio partito per la formazione di un governo per il Paese”. La sensazione è che Yanukovich possa e voglia puntare con decisione alle alleanze con i partiti minori, a cominciare dai centristi di Lytvyn che dovrebbero aver superato la barriera del 4% e che si sono già “messi in vendita”, dichiarandosi disponibili alle trattative con entrambi gli schieramenti. Lytvyn a parte, ci sono almeno un’altra quindicina di partiti che si sono divisi il 20% delle preferenze e che dunque potrebbero rivestire un ruolo di primo piano nella formazione del prossimo esecutivo. Lei, Yulia Tymoshenko, comunque taglia corto. “Aspetteremo la fine dello scrutinio per formare una coalizione democratica – ha detto –. Siamo in grado di formare una maggioranza e lo faremo”. Al di là, insomma, di proclami e rassicurazioni, il dato che salta immediatamente agli occhi è che il processo per la formazione del governo sarà lungo, pieno di difficoltà e che, comunque, richiederà un grande lavoro di diplomazia.
(Gco)