A LONDRA I COLORI DI RENATO GUTTUSO
Londra omaggia l’arte di Renato Guttuso. La Estorick Collection Of Modern Italian Art di Londra presenta, fino al 4 aprile, La mostra, dal titolo “Renato Guttuso: Painter of Modern Life” dedicata al grande artista siciliano, nato il giorno di Santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana di Bagheria e scomparso nel 1987 a Roma. La mostra, in collaborazione con la Galleria d’Arte Maggiore di Bologna riporta nella capitale britannica, per la prima volta dopo 20 anni, l’arte di Guttuso, due volte senatore della Repubblica e diventato famoso per le sue descrizioni pittoriche del mercato della Vucciria di Palermo, della Sicilia più vera e anche dei funerali di Togliatti e di altri eventi di massa nell’Italia del Dopoguerra. La Estorick Collection londinese, nell’area di Islington non lontana dal centro della capitale, è specializzata in arte italiana e in particolare dedita a portare fra il grande pubblico le opere del futurismo del Belpaese. La mostra su Guttuso si affianca così alla collezione permanente della galleria, che racchiude oltre 120 opere fin dal 1988, essendosi guadagnata gia’ da anni la reputazione a livello della critica internazionale. Ora, appunto, è la volta di uno dei maestri del realismo e dell’espressionismo italiani. (red)
MILANO CELEBRA LE CAMICIE BIANCHE DI FERRE’
Si intitola “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferrè” l’esposizione, promossa dal Comune di Milano-Cultura, Fondazione Gianfranco Ferré e Palazzo Reale, dove si tiene fino all’1 aprile, dedicata al talento di una delle figure più significative della moda internazionale. Concepita con l’intento di mettere in luce la poetica sartoriale e creativa di Gianfranco Ferré, la mostra conduce il visitatore, attraverso diverse forme di lettura, alla scoperta della camicia bianca, vero e proprio paradigma dello stile Ferré, evidenziandone gli elementi progettuali più innovativi e le infinite, affascinanti interpretazioni. Presenza costante che corre come un fil rouge lungo tutta la sua carriera, la camicia bianca è stata definita dallo stesso stilista “segno del mio stile” oppure “lessico contemporaneo dell’eleganza”. Pensato per dare forza ai diversi linguaggi figurativi con cui l’universo camicia è stato letto, scomposto e rimodellato, il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi diversi, a corollario dei capi indossati su manichino: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e istallazioni, Il cuore della mostra vive nel centro della grande Sala delle Cariatidi, dove 27 camicie bianche, piccolo esercito di capolavori sartoriali, testimoniano silenziosamente vent’anni di genialità creativa e progettuale. Esposte rispettando quasi sempre la cronologia della loro nascita, le camicie sono sculture bagnate da luce pensata per consentire al bianco di accendersi in diverse tonalità e alle ombre di fare da contrappunto, per ottenere un suggestivo effetto plastico. Taffetà, crêpe de chine, organza, raso, tulle, stoffe di seta o di cotone, merletti e ricami meccanici, impunture eseguite a mano, macro e micro- elementi si susseguono in un crescendo di maestria ed equilibrio. (red)
SE JOSEPH BEUYS “INCONTRA” SALVATORE SCARPITTA
Fino al 3 aprile nella sede milanese della galleria Montrasio Arte la mostra “Icona per un transito” presenta le opere di due grandi maestri del Novecento, Joseph Beuys e Salvatore Scarpitta. Come per Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf, 1986) così per Salvatore Scarpitta (New York, 1919 – 2007) determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l’esperienza della Seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l’arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l’ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. Li accomuna inoltre l’amore per la natura, l’uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l’energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l’arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano.
A BOLOGNA LE ZOLLE” DI CARLO ZAULI
Fino al 6 aprile, al Museo Civico Medievale di Bologna, un suggestivo progetto espositivo dal titolo “Carlo Zauli: le Zolle”, dedicato all’artista di Faenza, scomparso nel 2002 e considerato uno dei ceramisti scultori più importanti del novecento, che per più di quarant’anni ebbe uno stretto rapporto con il capoluogo emiliano. Non è infatti un caso che già alla fine degli anni ’60 l’artista realizzi per l’Università di Bologna opere monumentali come “Stele” e “Grande Rilievo”, tutt’oggi esposte nella facoltà di Lettere e Filosofia. In questo inedito progetto, le collezioni del Museo Civico Medievale entrano in dialogo con un “corpus” di opere di Zauli che costituiscono un nucleo sintetico, ma esaustivo, di una delle tematiche fondanti della ricerca artistica dello scultore romagnolo: la Terra. In poco più di un decennio, fra il 1972 ed il 1984, l’artista indaga, attraverso un linguaggio espressivo e una cifra stilistica a lui propria, il rapporto tra l’individuo e la Terra, nella sua forma più naturale: l’elemento primigenio e costituente della “zolla d’argilla”. Nel 1972, parallelamente alle sperimentazioni inglesi della Land Art, Carlo Zauli idea lavori come “Inquinamento nero”, “Zolla”, “Arata”, attraverso cui dibatte il difficile rapporto tra Uomo e Natura facendo emergere la forza generatrice della terra e la necessità da parte dell’uomo di ritrovare con essa un rapporto fondato su valori primigeni ed archetipi. Per esprimere questa tensione, violenta e quasi erotica, l’artista utilizza la materia, “la terra” della propria quotidianità, con cui “combatte” e vive ogni giorno, l’argilla. (red)
A TORINO L’OMAGGIO A PRIMO LEVI
Torino rende omaggio a uno dei suoi figli più illustri – Primo Levi – con una mostra allestita, fino al 6 aprile, nella Corte Medievale di Palazzo Madama e promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi in occasione del 70.mo anniversario della liberazione di Auschwitz e nell’anno in cui esce a New York l’edizione completa in inglese delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento . Centrale nell’esposizione è la descrizione del contributo straordinario che, da “Se questo è un uomo” a “I sommersi e i salvati”, lo scrittore ha dato alla conoscenza del lager. Ma di rilievo eccezionale sono anche altre scoperte, offerte al visitatore: le idee di Levi a proposito della scrittura espresse direttamente attraverso la sua voce in numerose interviste spesso inedite; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d’epoca concessi dal Museo dell’Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l’intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme mostrati in una successione di momenti espositivi di impianto nuovo e originale. L’allestimento, di forma del tutto inedita e – nella sua originale essenzialità – particolarmente curato sul piano estetico, è stato realizzato per rendere itinerante la mostra, che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere. Con “strenua chiarezza” – sono parole sue – Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del lager. Lo ha fatto percorrendo un itinerario lungo quarant’anni che lo ha portato a indagare, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, i recessi più dolorosi e insondabili del XX secolo. Ma non solo. Da grande scrittore qual era ha saputo offrire ai lettori di tutto il mondo storie straordinarie fra realtà e fantascienza, come l’avventurosa cavalcata nel tempo e nello spazio di un inafferrabile atomo di carbonio, o, attraverso un libro autobiografico come “Il sistema periodico”, ha intrecciato la sua esperienza di chimico montatore di molecole con quella dello scrittore che compone universi più o meno immaginari montando una sull’altra le parole. (red)
SOUND LINE SHOOTING: A ROMA MUSICA, SCATTI E MATITE
Domenica 15 marzo negli spazi dello Studio Orizzonte a Roma prenderà vita il progetto Sound Line Shooting: lampi di luce, oscurità, musica e illustrazioni, un appuntamento unico per celebrare l’Anno internazionale della luce indetto dall’Onu. L’evento nasce da un’idea del cantautore Gerardo Casiello e dall’incontro tra la professionalità del fotografo Antonio Barrella e l’associazione culturale Kilab, curatrice del format. A partire dalle 18.30 lo studio fotografico di Barrella farà da scenografia per una performance in cui i sensi la faranno da padrone. Immersi nell’oscurità totale si verrà condotti nell’universo musicale di Gerardo Casiello, tra emozioni e sensazioni che verranno catturate e immortalate, attraverso lampi di luce, dagli scatti di Antonio Barrella. Gli spettatori saranno protagonisti inconsapevoli di un percorso che porterà a scoprire il valore della luce e dell’oscurità. “Immerso nel buio totale, avvolto ed avvinto dalla musica, il soggetto viene inondato da rapidi flash di luce – spiega Barrella -. L’occhio umano sottoposto per una piccolissima frazione di secondo a luce diretta, riproduce sulla retina un’immagine subliminale ed allo stesso tempo restituisce all’obiettivo fotografico un’espressione unica e irripetibile”. “Sound Line Shooting è un happening, un appuntamento al buio in uno studio fotografico di posa – spiega il cantautore Gerardo Casiello -. La musica dal vivo darà a ciascun ascoltatore le proprie immagini, quelle che l’immaginazione di ognuno riesce a strappare alla totale oscurità di una stanza. Gli obiettivi delle macchine fotografiche ruberanno le autentiche espressioni degli istanti in cui i lampi di luce svelano piccole epifanie. Ecco, questo è il Sound Line Shooting”. Nella seconda parte della serata la musica si fonderà con i disegni di due illustratori: Lucien Clear e Yara De Freitas. Le loro matite coglieranno attimi, espressioni e situazioni e le racconteranno con il proprio originale tratto mentre Gerardo Casiello accompagnato dalla sua band presenterà in anteprima alcuni brani del suo nuovo album di prossima uscita. Nasceranno piccole istantanee che, a fine serata, ognuno potrà portare a casa. (red)