Stoccolma, 8 ott – L’italiano e cittadino statunitense Mario Renato Capecchi, 70 anni, è tra i Nobel per la medicina annunciati oggi a Stoccolma. Lo studioso, emigrato negli Stati Uniti quando aveva 9 anni, è premiato insieme al collega statunitense Oliver Smithies e al britannico Martin J. Evans per le ricerche sulle cellule staminali. In particolare, i tre studiosi sono stati premiati per il loro contributo alle ricerche sui topi geneticamente modificati: sono almeno 25 milioni quelli utilizzati nei laboratori di tutto il mondo per condurre ricerche sul cancro, sull’embriogenesi, sull’immunologia, sulla neurobiologia e su tutte le malattie umane. Una scoperta che ha molte applicazioni anche per la medicina clinica. La tecnologia del “gene targeting” che Capecchi, con i suoi studi pionieristici, ha contribuito a mettere a punto permette di “costruire” topi con mutazioni inserite nei geni e al ricercatore di scegliere sia quale gene mutare che come farlo. Il ricercatore può in questo modo scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma di topo vuole cambiare: questo lo mette in condizione di valutare nel dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi successive. Nato a Verona nel 1937, rimasto orfano del padre caduto in guerra, Capecchi emigra nel 1967 negli Usa con la madre, sopravvissuta alla deportazione nazista, si laurea in biofisica all’Università di Harvard con una tesi sull’analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica: il suo relatore è James Watson, padre del Dna. (SEGUE)