Roma, 8 ott – “In 100 anni, dal 1861 al 1975, sono emigrati verso i paesi esteri circa 27 milioni di italiani. Da quella data ad oggi, abbiamo accumulato un patrimonio culturale e umano che non possiamo permetterci di perdere”. Queste le parole del viceministro degli Esteri con delega per gli italiani nel mondo Franco Danieli nel corso di un incontro con alcuni studenti italiani ed australiani, impegnati in un workshop sul museo delle migrazioni che si è svolto oggi pomeriggio a Roma. Il progetto è stato organizzato in collaborazione tra la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma e la Facoltà di Architettura dell’Adelaide University, e vede gli studenti impegnati nell’elaborazione di studi progettuali per la costruzione del museo. “Il fenomeno dell’emigrazione – ha spiegato Danieli – ha toccato molte famiglie. Ad oggi sono circa 4 milioni gli italiani residenti all’estero e 60 milioni gli oriundi italiani nel mondo. L’Italia è inoltre uno dei pochi Paesi che hanno avuto un’estesa emigrazione, ma ad oggi è soggetta anche ad una forte immigrazione. Per questi motivi, abbiamo, a mio parere, il dovere storico e morale di non disperdere i dati che riguardano i nostri flussi migratori”. Il Museo, che sorgerà nella Capitale, dovrebbe raccogliere questo patrimonio, e, secondo Danieli, dovrà essere “un luogo dinamico, e non statico”, in cui non sia ricordata soltanto la sofferenza dei primi emigranti che lasciavano le famiglie in cerca di lavoro. Nel corso dell’incontro si è infatti sottolineato che l’emigrazione non è stata solo un fenomeno negativo: “Mio papà mi ha bastonato quando gli ho detto: ‘voglio seguire mio marito in Australia’. Ma adesso l’ancora l’abbiamo buttata in Australia, e qua devo morire”, ha detto una simpatica emigrante italiana in un video dal titolo “Non possiamo lamentarci” proiettato nel corso dell’incontro. Il meeting è stata anche un’occasione per discutere degli attuali rapporti tra Italia ed Australia. “Rapporti eccellenti – assicura Vincenzo Prati, della Direzione generale per i paesi dell’Asia, dell’Oceania, del Pacifico e dell’Antartide – ma suscettibili di miglioramento: la nostra numerosa comunità italiana in Australia, infatti, potrebbe essere un utile ponte per promuovere il dialogo tra l’Italia e il continente asiatico. Si tratta di una sfida che, prima o poi, dobbiamo affrontare”. Nino Randazzo, senatore dell’Ulivo eletto nella circoscrizione Estero, ha espresso, a margine dell’incontro, l’augurio che l’incontro sia un primo passo verso la costituzione di un istituto di affari italo- australiani: “Dobbiamo rinsaldare i legami tra i giovani e l’Italia, recuperare il nostro patrimonio linguistico e culturale. Alcuni meccanismi burocratici italiani rendono molto difficile la permanenza dei giovani australiani nel nostro paese. Serve un istituto che si occupi sistematicamente di questi problemi”. Norberto Lombardi, consulente del viceministro per il progetto, ha inoltre prospettato alcuni ruoli che il futuro Museo delle migrazioni potrebbe ricoprire: “Credo che sia necessaria l’istituzione di un Museo dedicati allo studio e all’approfondimento del fenomeno migratorio. L’Italia, infatti, ha dato un contributo molto importante all’estero in termini di emigrazione. Il Museo – ha proseguito Lombardi – potrebbe diventare una sorta di osservatorio permanente della nuova mobilità, un fenomeno intenso ma poco studiato. Un altro aspetto che potrebbe approfondire è quello dell’immigrazione: si potrebbe dare impulso ad un’indagine sistematica di questo fenomeno a livello non solo statistico, ma antropologico e sociale. Un altro tema da approfondire: quello dell’emigrazione femminile e delle nuove generazioni di origini italiane. Il Museo – conclude Lombardi – potrebbe inoltre mettere in rete e in sinergia i diversi musei locali, archivi e centri di ricerca sull’emigrazione, che conservano un patrimonio molto ricco”.
(Caf)