Roma, 1 apr – Si intitola “Sue Proprie Mani” il progetto di Adrian Paci e Roland Sejko esposto da domani al 7 giugno al MAXXI di Roma e commissionato da MAXXI Arte. Alla fine degli anni 2000 l’Archivio di Stato dell’Albania pubblicò la notizia del ritrovamento, nei suoi magazzini, di due sacchetti di iuta segnati con una semplice etichetta dal titolo: “Corrispondenza dei cittadini italiani in Albania”. Queste centinaia di lettere, scritte tra il 1945 e il 1946, dagli italiani che alla fine della Seconda Guerra Mondiale e si trovavano in Albania in attesa di essere rimpatriati e dei loro parenti in Italia, non sono mai giunte a destinazione. Frutto della collaborazione tra Adrian Paci, uno dei più interessanti artisti operanti in Italia, e Roland Sejko, regista e vincitore di un David di Donatello con il documentario “Anija – La Nave”, “Sue Proprie Mani” è una riflessione sulla presenza degli Italiani in Albania alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una videoinstallazione, con filmati girati nell’ex-palazzo di Re Zog a Durazzo e proiettati su 5 grandi schermi, mostra attori di provenienza internazionale in abiti d’epoca. Tra le loro mani una lettera: destinatari o mittenti, forse solo testimoni, appaiono e scompaiono, mentre in sottofondo vengono letti frammenti di quelle lettere mai lette. Tracciano così le vite di circa 24mila italiani (ex-soldati ma anche operai, medici, commercianti, ingegneri, giunti durante l’occupazione italiana) che a guerra finita sono rimasti intrappolati in Albania, senza poter tornare, pedine di scambio in un gioco politico che durerà fino al 1949, quando l’Italia e l’Albania instaureranno rapporti diplomatici. La mostra si svolge in collaborazione con l’Archivio di Stato dell’Albania, Herno, Apulia Film Commission, Poste Italiane, Farani Sartoria Teatrale (Roma), Musagates, Galleria kaufmann repetto (Milano-New York), Peter Kilchmann gallery, (Zurigo).
(red)