Roma, 15 ott – P-Day after. Il giorno dopo la scorpacciata di voti che ha accompagnato la nascita del Partito democratico e l’investitura popolare di Walter Veltroni. La lunga giornata del 14 ottobre verrà ricordata come quella dei 3,3 milioni di persone che hanno affollato i seggi di tutta Italia. Come quella dei 70 mila volontari che si sono impegnati per la nascita del Partito. Come quella dei Fassino, dei D’Alema, dei Rutelli che, gioiosi, hanno fatto la coda per votare nelle proprie città. Verrà ricordata come la giornata del grande idillio prodiveltroniano, come quella della resa di Rosy Bindi ed Enrico Letta davanti allo strapotere del sindaco di Roma. Come la giornata degli outsider non outsider Mario Adinolfi e Piergiorgio Gawronski. Una data, dunque, che, piaccia o meno, entra a pieno titolo nella storia della politica italiana. “E’ stata scritta la pagina più bella del nostro Paese. Da oggi inizia una nuova storia”. Con queste parole Veltroni ha accompagnato la crescente e costante crescita dell’affluenza, e quella delle preferenze a lui conferite. In attesa della comunicazione ufficiale dei dati che avverrà tra poche ore, e del primo discorso da segretario che il leader terrà a piazza di Pietra, nella sua Roma, i commenti degli osservatori politici si sprecano. “Grande prova di democrazia, ma dubbi sulla veridicità dei numeri”, “una risposta a Grillo e compagnia, ma una sfida al governo”, “un modo nuovo di fare cominciare una cosa nata vecchia”. Oggi la gente non parla d’altro. E a fianco dell’entusiasmo, si sollevano sacche di resistenza critiche. “La rivoluzione d’ottobre”, titola oggi a tutta pagina “L’Unità”. “La truffa” risponde “Il Giornale”. Stridente il contrasto. Ovvio, si dirà. Le due parti politiche rappresentate dai quotidiani in questioni non sono propriamente affini. Allo stesso modo, dalla chiusura dei seggi in poi, è scattata la corsa all’analisi politica contrapposta. “Grande prova, ma…”, “Ottimo segnale, ma…”, “Finalmente, ma…”. Gli unici a fermarsi prima del ma, ovviamente, sono i futuri membri del Pd, dai diessini, ai diellini, dai giovani agli anziani, dagli uomini alle donne. A mettercelo, il “ma”, sono tutti gli altri, compresi, in verità, alcuni dei “democratici”. Anzi, proprio quelli che furono i Democratici, gli Ulivisti di Artuto Parisi fanno sapere, tramite Franco Monaco, che “daranno il loro grande sostegno al progetto, ma Veltroni dovrà rafforzare il bipolarismo”. Tra gli alleati di governo, ecco l’autorevole commento del presidente della Camera Fausto Bertinotti. “Le primarie del Pd sono state una grande prova democratica, per il governo sono una risorsa, una potenzialità, ma anche una sfida”. Enrico Boselli del Partito socialista afferma che “la grande partecipazione ha mostrato il volto di un Paese che non sposa affatto l’antipolitica come vorrebbero Grillo e Di Pietro, ma che il consenso non scioglie automaticamente i gravi nodi che imbrigliano il centrosinistra”. C’è poi l’aspro commento di Marco Pannella, che dice di essere stato “un profeta senza merito”. Niente “ma” per il leader radicale che spara a zero contro la “scena da regime berlusconiano che poteva essere benissimo registrata due mesi fa ed essere trasmessa oggi in differita diretta”, riferendosi alla prevista vittoria di Walter Veltroni. Tornano i “ma” nell’analisi dell’uomo del Family Day Savino Pezzotta: “La partecipazione è sempre un fatto importante, ma la vittoria di Veltroni era scontata. Il problema aperto è capire che cos’è il Pd. E’ singolare che un partito nasca eleggendo il capo: abbiamo il segretario, senza avere ancora organi né un programma”. Dei “ma” ben più marcati, di segno e significato decisamente diverso arrivano dal centrodestra, in particolare da An e Forza Italia. Gianfranco Fini, chiede a Veltroni di scegliere tra il ruolo di segretario e quello di sindaco di Roma. “E’ oggettivamente impossibile – dice – governare Roma ed essere il leader di un partito, ma tanto resterà attaccato alla sua poltrona”. Il partito di Berlusconi punta, manco a dirlo, su brogli e lievitazioni numeriche preparate ad arte. “Un milione e mezzo di votanti – afferma Fabrizio Cicchitto – è un dato probabile ma tre milioni ci sembra molto meno reale”. L’Udc di Casini sta alla finestra. Il leader centrista ha chiamato Veltroni per complimentarsi con lui, anche se ieri, ancor prima della chiusura dei seggi affermava: “Bene la partecipazione democratica, ma ora Walter dovrà scegliere se stare con la sinistra radicale o con i moderati”. L’ultimo commento è quello del presidente di Confindustria Luca di Montezemolo: “Ho sempre stimato Veltroni. E’ una persona di qualità e non credo che io debba aggiungere altro”. Niente “ma”, dunque. A volte le parole non dette contano più di tutte le altre.
(Clg)