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RAPPORTO CARITAS: FAMIGLIE CON TRE FIGLI A RISCHIO POVERTA’

it@withub.it by it@withub.it
15 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 15 ott – Gli italiani e gli immigrati poveri “si riconoscono” per il tipo di aiuti che chiedono: questo uno dei dati principali emersi dal Rapporto Caritas-Zancan sulla povertà in Italia, presentato oggi a Roma. Secondo lo studio, gli italiani in difficoltà economica si rivolgono alle istituzioni per chiedere un sussidio al reddito mentre gli stranieri sperano di uscire dal guado attraverso il lavoro. Tante le richieste di aiuto che giungono agli operatori dei centri ascolto della Caritas Italiana nei 264 centri ascolto attivi nel territorio nazionale. Il periodo di indagine a cui si riferisce il Rapporto va dall’aprile 2006 al settembre dello stesso anno: nel corso dei sei mesi censiti le richieste di aiuto arrivate ai centri sono state oltre le 30.000 con una media di 5 mila al mese, con due casi rappresentati da stranieri. La mancanza di lavoro è una delle principali cause di povertà: il 71,5% degli stranieri e il 57,6% degli italiani risultava infatti essere disoccupato. Non mancano le richieste di sostegno immediato, con la maggioranza delle persone che ha infatti richiesto beni e servizi materiali per far fronte alle necessità quotidiane. La casa è un problema per un utente su sette e la differenza tra italiani e stranieri non è molta: il 15,2% di stranieri e 11,6% di connazionali. Sono le regioni del Sud Italia a far registrare maggiori situazioni di criticità fra gli italiani, mentre al centro e al Nord sono gli stranieri a soffrire di più. Tra le cause che “portano” alla povertà il divorzio e le separazioni sono quelle più denunciate: il 19,9% di italiani contro il 12,1% degli stranieri. Le richieste di aiuto trovano – secondo quanto emerge dal Rapporto – una risposta favorevole nei Centri Caritas, sempre se non si tratti di una richiesta di lavoro. Secondo l’indagine, in Italia si può diventare poveri anche a causa di un evento straordinario della vita: un lutto, un licenziamento o la necessità di avviare un’impresa in proprio. Sono circa 44 miliardi gli euro destinati dallo Stato per la spesa sociale, 750 euro pro capite. Più della metà (56,1 per cento) è destinata alla voce “Pensioni in senso stretto e Tfr”. Gran parte delle risorse – osservano i curatori del Rapporto – vanno all’ultima fase della vita, e molto meno alla prima e al sostegno delle responsabilità familiari. “Servono politiche che potenzino i servizi a scapito dei trasferimenti monetari” sollecitano i responsabili della Caritas Italiana e Fondazione Cancan. “Serve un piano nazionale di lotta alla povertà che favorisca le famiglie povere con figli”. Infatti, se la povertà non è aumentata, è cresciuta invece l’insicurezza delle famiglie”. Secondo la ricerca, “il passaggio da 3 a 4 componenti espone 4 famiglie su 10 alla possibilità di essere povere. Appartenere a una famiglia composta da 5 o più componenti aumenta il rischio di essere poveri del 135 per cento rispetto al valore medio dell’Italia”. Parla di ‘rischio’ – direttore della Caritas italiana, monsignor Vittorio Nozza – ed evidenzia il legame tra povertà e dimensione familiare: “Possiamo dire che ogni figlio che si aggiunge costituisce per la famiglia una crescita del rischio di impoverimento. Il nostro Paese, coscientemente o meno, incoraggia le famiglie a non fare figli”.
(Sab)

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