(23 apr) Le attività archeologiche dell’università di Macerata, avviate nel 1968 dal professor Antonino di Vita, hanno consentito di raggiungere importantissimi risultati in termini scientifici e di valorizzazione. Si ricordano, in particolare, il restauro del mausoleo B di Sabratha e dell’Arco severiano di Leptis Magna, lo studio e la pubblicazione dei principali monumenti pubblici sempre di Leptis e Sabratha. In area macroadriatica l’ateneo marchigiano è invece da tempo protagonista insieme alla Scuola archeologica italiana di Atene di ricerche sistematiche nella città di Gortina, a Creta, dove l’ateneo è tutt’ora impegnato nello scavo del quartiere bizantino, e in Albania, dove dal 2005 un ampio progetto di valorizzazione ha consentito di avviare le indagini nella città romana di Hadrianopolis e nella valle del Drino, contribuendo alla realizzazione del Piano del Parco della città e al progetto di restauro e rifunzionalizzazione del teatro, che è stato protagonista della realizzazione di spettacoli organizzati dall’Associazione Sferisterio. Di questi lunghi e preziosi lavori se ne parla oggi in un convegno (nell’aula magna dell’università) dedicato alle attività di ricerca archeologica condotte dall’ateneo, organizzato in collaborazione con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci). L’incontro rientra tra le iniziative collegate alla mostra “Archeologia ed epigrafia a Macerata. Cinquanta anni di ricerche in ateneo”, allestita a Palazzo Buonaccorsi fino al 26 aprile. Focus sui i principali progetti di scavo, restauro e valorizzazione dell’università a Leptis Magna e Sabratha in Libia, Hadrianopolis e la valle del Drino in Albania, Gortina (Creta) in Grecia e Althiburos in Tunisia. Alcune di queste missioni sono realizzate con il sostegno del Maeci e, in alcuni casi, della Regione Marche; altre si inseriscono all’interno di ricerche scientifiche condotte da numerosi paesi europei e dagli Stati Uniti. Al professor Ettore Janulardo (responsabile del Settore archeologia del Maeci) il compito di fornire un quadro della politica archeologica italiana all’estero, con particolare attenzione alla Regione macroadriatica, cui fanno riferimento le iniziative sostenute della Regione Marche sia nell’ambito dei progetti della Macroregione stessa, coordinati da Raimondo Orsetti, sia della cooperazione allo sviluppo, coordinata tecnicamente da Luigino Peloni. (Red)