ARRIVA A ROMA “BILLY ELLIOT” FIRMATO PIPARO
“Inseguo questo spettacolo da 10 anni. Quando l’ho visto la prima volta a Londra ho pensato: è perfetto. E ora finalmente ci siamo. Casa Sistina si prepara a dare il benvenuto a Billy”. È stato Massimo Romeo Piparo a presentare alla stampa “Billy Elliot, il Musical” la sua nuova produzione che sarà in scena dal 5 maggio al Teatro Sistina di Roma: una nuova grande produzione di Piparo che firma, oltre alla regia originale, anche l’adattamento italiano, completando così una trilogia di cui ha parlato tutta la stampa europea (iniziata con “The Full Monty” e proseguita con “Jesus Christ Superstar”). Il musical debutterà nello storico teatro romano il prossimo 5 maggio, a Milano arriverà solo a Natale. Intanto gli occhi sono puntati sul protagonista: Alessandro Frola. Il piccolo talento scoperto dal regista siciliano (le audizioni hanno registrato un record di richieste di partecipazione, con circa 1.200 aspiranti Billy) ha quattordici anni ed è nato a Parma. Ha gli occhi chiari, lo sguardo timido. Ha colpito il regista non solo per le doti straordinarie, “ma anche per l’ingenuità, la freschezza, la voglia di ballare e non di inseguire il successo” dice Piparo che ammette scherzando: “Mi sono innamorato anche del suo apparecchio per i denti”. Alessandro ha mosso i suoi primi passi nella scuola di danza diretta dalla madre Lucia Giuffrida e ancora piccolissimo si è guadagnato una borsa di studio e un biglietto per due destinazioni top nel mondo della danza: l’American Ballet di New York e il Royal Ballet di Londra. Un palmares da campione che l’ha portato a danzare anche a Parigi e a Berlino, in Europa come in Messico e negli Stati Uniti. “Ha un curriculum da piccola étoile – spiega Piparo – ma non è un ‘bambino mostro’. In Italia la tv ci ha spesso abituato a ‘bambini mostro’ che il più delle volte hanno alle spalle genitori che inseguono il successo. Io non cercavo un ‘bambino mostro’, cercavo solo un bambino che volesse fare il ballerino, che amasse l’arte della danza”. E a giudicare dalle parole del piccolo Alessandro, pare che Piparo ci sia riuscito: “Amo il balletto classico, non mi interessa se i miei amici mi prendono in giro e non mi interessa neppure il calcio. Cosa farò da grande? Mi immagino in un teatro a ricevere applausi”. Arriva quindi a Roma la storia del ballerino che ha fatto sognare intere generazioni di talenti. Basato sull’omonimo film di Stephen Daldry del 2000, Billy Elliot (sullo sfondo c’è un’Inghilterra bigotta targata Thatcher dove le miniere chiudono e i lavoratori sono in rivolta) “è uno spettacolo corale – spiega il regista – siamo fieri del gruppo di lavoro che abbiamo messo in scena. Dallo scorso dicembre il Teatro Sistina si è trasformato in un set permanente, invaso da giovanissimi e bravissimi interpreti. Alla fine, per tutti noi che lavoriamo a questo spettacolo, il sogno si è avverato. Abbiamo trovato il nostro Billy e siamo pronti per farlo conoscere a questa città che lo aspetta con ansia, e non solo”. Piparo, che è convinto che il musical porterà a teatro “bambini e giovanissimi”, parla di “Billy Elliot” come di uno spettacolo “pieno di valori: si parla di famiglia, affetti, amicizia, cameratismo, omosessualità” con garbo ed eleganza: “Questo musical arriva al momento giusto: tocca l’anima perché regala lacrime e anche sorrisi. È la storia di un sogno, di un salto, di una passione. Di un bambino che vuole fare il ballerino. È tristemente attualissimo, poi, perché affronta un ‘equivoco’ che per certi versi oggi non è ancora del tutto superato”. Con le musiche pluripremiate di Elton John in un allestimento dal respiro internazionale realizzato dalla Peep Arrow Entertainment e Il Sistina, “Billy Elliot, il Musical” si preannuncia come lo spettacolo dell’anno e vedrà in scena, con l’Orchestra dal vivo diretta dal maestro Emanuele Friello, Luca Biagini nel ruolo del padre Jackie Elliot; Sabrina Marciano in quello di Mrs. Wilkinson (la maestra di danza che scopre il grande talento di Billy); Cristina Noci nel ruolo della nonna, Donato Altomare ed Elisabetta Tulli, il fratello Tony e la mamma di Billy. Nel cast anche 30 straordinari performer coreografati da Roberto Croce. Le scene sono di Teresa Caruso, i costumi di Cecilia Betona, l’impianto luci di Umile Vanieri. Insieme ad Alessandro Frola, una vera e propria schiera di piccoli talenti: Christian Roberto è Michael l’amichetto di Billy, Simone Romualdi è Kevin e Billy del secondo cast. Sul palcoscenico del Sistina anche le Children Tappers, la classe di danza delle bambine dove Billy scopre la sua passione: “Io non ho bisogno della mia adolescenza. Ho bisogno di ballare!”. (Gil) FOTO: Iwan Palombi
“IL GIUOCO DELLE PARTI” IN SCENA A TORINO
“Il giuoco delle parti”: Luigi Pirandello nell’adattamento di Roberto Valerio, Umberto Orsini e Maurizio Balò e la regia di Roberto Valerio sarà in scena dal 5 al 17 maggio al Teatro Carignano di Torino: sul palco Umberto Orsini, Alvia Reale, Totò Onnis, Flavio Bonacci, Carlo De Ruggieri, Woody Neri. La trama sembrerebbe da manuale: il marito, la moglie, l’amante. Ma si tratta di Pirandello e il classico triangolo borghese non può che essere destrutturato sin dal principio. Scritto nel 1918, Il giuoco delle parti mette in scena un marito già consapevole e in un certo senso pacificato con la sua condizione di “cornuto”. Leone Gala (Umberto Orsini) si è separato amichevolmente dalla moglie Silia (Alvia Reale) e, pur mantenendo le apparenze, vive da solo, dedicandosi ai libri e ai suoi intingoli gastronomici. Silia, dal canto suo, pur avendo tutta la libertà di frequentare l’amante Guido Venanzi (Michele Di Mauro), si annoia, e soprattutto non tollera lo stato di serafico distacco che il marito sembra aver raggiunto. Cerca così di strapparlo al suo romitaggio spingendolo in un duello d’onore: tentativo che avrà esiti imprevedibili e machiavellici, perché Leone, a rientrare nel “gioco delle parti”, non ci pensa davvero… Riprendendo oggi la commedia a quindici anni dalla celebre edizione in cui fu diretto da Gabriele Lavia, Orsini ne rimescola le carte, affidando la regia a Roberto Valerio e immaginando con lui un protagonista sopravvissuto ai fatti narrati: “un Leone invecchiato e ossessivamente alla ricerca del suo passato, che lo rivive come farebbe uno scrittore che voglia mettere ordine alle sue bozze”. (Cle)
“IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA” DI NEIL SIMON
A distanza di 40 anni esatti dall’uscita del film “Prigioniero della seconda strada”, con Anne Bancroft, Jack Lemmon e Sylvester Stallone diretto da Melvin Frank, uno dei testi più intensi e raffinati sulla crisi sociale e umana degli anni Settanta arriva a teatro con la regia di Fabio Galadini e la traduzione di Maria Teresa Petruzzi. Da uno degli autori più celebrati d’oltreoceano, con le musiche di Giovanni di Cosimo e interpreti come Veronique Vergari (Un Posto al Sole), Fabio Galadini, Loris De Luna, Alessandra Allegrini, Simona Meola, Paola Calliari e con la partecipazione di Riccardo Barbera, dal 5 al 17 maggio al Teatro dell’Angelo di Roma va in scena “Il Prigioniero della Seconda Strada” di Neil Simon. Un testo intenso che parla della crisi della classe media, attualizzato nella contemporaneità italiana attraverso l’occhio attento della regia di Fabio Galadini e prodotto dalla Compagnia Teatri Soratte, una delle realtà più attive del Lazio. Un testo asciutto e incisivo, tra ironia e disillusione, che rivela un’efficacissima comicità in grado di sottolineare i vizi e le debolezze della classe media americana (e italiana). In un’estate tremendamente calda, Mel, dirigente di una grande società viene licenziato dopo ventidue anni di lavoro; di punto in bianco piomba inevitabilmente in una depressione molesta per se e, soprattutto, per la moglie Edna. In un clima burrascoso e surreale, la comicità del grande autore statunitense, ci introduce nella personalità di questi due “americani medi”. “Il prigioniero della seconda strada” spiega nella note di regia Fabio Galadini “sorprende per la sua straordinaria attualità. La crisi economica che attanaglia una famiglia della classe media americana degli anni settanta sembra descrivere con straordinaria somiglianza e sintonia la società italiana di oggi così tremendamente colpita dalla crisi. In un clima surreale in cui i vari personaggi mettono in luce le loro debolezze e ipocrisie, la scrittura geniale di Neil Simon, autore tra i più celebrati d’oltreoceano, ci consegna ancora una volta un’idea di teatro che fa i conti costantemente con i corsi e ricorsi storici che ciclicamente invadono il nostro vivere quotidiano”. (Red)
EDOARDO PESCE SUL PALCO CON “SPREGEVOLE”
Spregevole: un testo di Dario D’Amato e con l’interpretazione di Edoardo Pesce che non a torto possono essere definite un vero e proprio “rosario della rabbia”, in scena dal 7 al 10 maggio al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma. Diretto dal giovane regista Gabriele Galli, Pesce affronta un monologo duro e cruento che denuncia il rancore di un disincanto svanito, quello per la propria città, Roma, alla pari di qualsiasi amore scaduto. Si tratta di uno spettacolo totalmente provocatorio, tanto ricco di denunce verbali quanto di ricerca di riconferme delle passate aspettative: “è il racconto di un uomo che si sta perdendo – afferma Edoardo Pesce in questa sua importante prova d’attore sul palco – e nel suo ordinario giorno di follia quotidiana si ritrova solo con le sue parole e con quelle dell’Antico Testamento. Stornellatore dell’odio, dell’insofferenza, scorretto, brutale eppure appassionato, quasi lirico, il protagonista prende la Città Eterna come uno spartito e ci cammina sopra, in una discesa siderale che parte come qualcosa che dovrebbe scatenare la risata per poi sprofondare nell’amarezza”. Secondo D’Amato – autore di questa pièce già presentata in passato in forma di mise en espace da Francesco Pannofino e Massimiliano Bruno e ricomposta per l’occasione, riaggiornata, proprio per Edoardo Pesce – “qualcosa sta per succedere – e probabilmente molto è già successo – nella vita del protagonista. Per espiare una colpa se la prende con la città che l’ha generato. Questa liturgia della disperazione, espressa goccia dopo goccia in un elenco del peggio e attraverso un’aggressività verbale minatoria, in qualche modo, alla fine, lo purifica. Lasciando però nel finale negli spettatori un’incognita interpretativa basata sull’eterna dialettica tra Bene e Male”. “Spregevole è il viaggio dentro la mente andata a male di un uomo – dichiara il regista Galli – Un uomo dichiaratamente Spregevole: è l’acido percorso a ritroso, dal veleno del presente a quella sofferenza che l’ha portato a spruzzarlo sul mondo; su tutto ciò che non è sé stesso. Il personaggio in scena è l’antagonista, ma il protagonista siamo noi, o meglio è il pubblico, che allo stesso tempo è oggetto e spettatore. Come se dall’interno di una bolla di sapone che di tanto in tanto viene fatta esplodere, decidesse prima di farsi spiare e poi improvvisamente di tenere una lezione su come si fa ad essere ad essere Spregevole. E come ogni cattivo che si rispetti, ci appassiona e parteggiamo per lui, di nascosto, più di quanto la nostra morale ci permette di esprimere. In attesa di una redenzione che lui stesso non vuole”. Chiuso nel suo mondo, sulle tavole di un palcoscenico claustrofobico, l’attore si fa oratore in un luogo libero dove potersi esprimere, dove non esistono giudizi morali, ma dove il mondo esterno, di tanto in tanto bussa alla porta, e in quel momento, all’improvviso, sarà lui stesso a dover fare i conti col destino. Ingresso: 15 euro. Spettacoli dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 17. (Cle)
A ROMA “NESSUNO MUORE” DI LUCA DE BEI
Sarà in scena al Teatro della Cometa dal 5 al 24 maggio “Nessuno muore”, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei (Premio Le Maschere 2011 “Miglior Autore di Novità Italiana” per Le Mattine 10 alle 4). In scena Andreapietro Anselmi, Maria Vittoria Argenti, Chiara Augenti, Michele Balducci, Federica Bern, Giulio Forges Davanzati, Alessandro Marverti, Arianna Mattioli. “Nessuno Muore” racconta le storie di otto personaggi che si incrociano sul palcoscenico, componendosi e ricomponendosi sempre in scene a due, così che lo spettatore comprende i legami che li uniscono, e le dinamiche tra di loro man mano che procede lo spettacolo. Si arriva così a comporre un puzzle, uno spaccato di vita contemporanea basato su rapporti burrascosi, alienati, in conflitto aperto o sotterraneo, ma in situazioni in cui alberga anche ironia, dissacrazione, leggerezza. Sono rappresentati così i nostri tempi, futili e impegnativi al tempo stesso, i disagi del vivere, di relazionarsi, di capire quale sia lo scopo di questa esistenza così frenetica ma spesso così priva di significati. Su tutto, un occhio impietoso, ma anche benevolo: quello di un drammaturgo che non intende giudicare nessuno; ma che vuole dar vita ai suoi personaggi nella certezza che abbiano sempre e comunque il diritto di esistere e di raccontare se stessi. La difficoltà delle coppie ovvero: le violenze dei mariti, le vendette delle mogli, gli abbandoni, i cani indesiderati lasciati dagli ex. Le soap opera ovvero: le raccomandazioni, la censura, i diktat produttivi. Il disagio del vivere ovvero: le violenze in famiglia, le lotte per realizzare sogni e passioni, l’essere stuprati di notte in un parco, il sentirsi alieni e anzi rapiti dagli extraterrestri. Tutto questo e molto altro nelle vite di otto personaggi. Ma tranquilli: alla fine nessuno muore. (Red)