Karachi, 19 ott – A poche ore di distanza dai violenti attentati che ieri sera hanno causato la morte di più 130 persone e il ferimento di oltre 550, l’ex primo ministro pachistano Benazir Bhutto, rimasta miracolosamente illesa, ha dichiarato senza mezzi termini al periodico Paris-Match: “So esattamente chi vuole uccidermi. Sono alte cariche del vecchio regime del generale Zia-ul-Haq che oggi sono dietro l’estremismo e il fanatismo. Dobbiamo eliminare questi elementi che ancora si trovano all’interno dei nostri servizi segreti”. Dello stesso avviso anche il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari che in una intervista televisiva da Dubai ha sottolineato che “noi accusiamo un’agenzia dei servizi ed esigiamo un’azione nei suoi confronti. Questo attentato non è stato fatto da combattenti islamici, ma da questa agenzia di spionaggio”. La Bhutto, ritornata nel Paese dopo anni di esilio grazie a un accordo politico con il presidente pachistano Musharraf, era il principale obiettivo del kamikaze che si è fatto saltare in aria a pochi metri dal veicolo blindato che la stava portando dall’aeroporto di Karachi al Mausoleo del padre della patria Muhammed Ali Jinnah, dove l’ex primo ministro avrebbe dovuto tenere il suo primo discorso. Il veicolo era seguito da un corteo di migliaia di sostenitori, rimasti fatalmente travolti dall’esplosione. Secondo fonti della polizia pachistana, che nelle ultime ore ha fornito maggiori dettagli sulla dinamica dell’attacco, che non è stato ancora rivendicato, una seconda violenta esplosione sarebbe stata causata da un’ autobomba esplosa nei pressi del corteo. La condanna degli attentanti è stata unanime da parte di tutta la comunità internazionale e il presidente pachistano Pervez Musharraf ha dichiarato stamattina: “Questi attentati sono un attacco alla democrazia”. Nonostante la strage di ieri e le minacce ricevute, Benazir Bhutto ha ribadito oggi la sua ferma intenzione di rimanere in Pakistan e di “lottare contro il terrorismo e l’estremismo”. I mandanti dell’attacco, secondo la Bhutto, sarebbero personaggi legati all’amministrazione dell’ex presidente Muhammad Zia Ul-Haq, a capo del Pakistan dal 1978 al 1988 e salito al potere grazie ad un colpo di stato con il quale destituì il padre della Bhutto, Zulfikar Alì Bhutto, decidendone in seguito anche l’esecuzione. L’uomo è morto nel 1988 in un misterioso incidente aereo.
(Clr/Cog)