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La Medea di Emma Dante
arriva a Moncalieri

it@withub.it by it@withub.it
8 Maggio 2015
in Archivio speciali - Teatro
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“VERSO MEDEA” DI EMMA DANTE ARRIVA A MONCALIERI
Emma Dante arriva in Piemonte e porta in scena dal 12 al 17 maggio alle Fonderie Limone Moncalieri “Verso Medea” tratto da Euripide. Sul palco Elena Borgogni, Carmine Maringola, Salvatore D’Onofrio, Sandro Maria Campagna, Roberto Galbo, Davide Celona. Una volta ancora Emma Dante cammina verso Medea: a dieci anni dal primo allestimento del capolavoro di Euripide, la regista palermitana torna alla tragedia dell’ira per farne una danza terrigna di liturgie primitive, un rito ammaliante scandito dalle litanie etniche dei fratelli Mancuso, che affondano le radici in un Sud senza tempo. L’infanticida, che si macchia del più orrendo dei delitti per vendicarsi del tradimento dell’amato Giasone, è in scena vistosamente incinta. Abbandonata dal marito, vive in una Corinto circondata da un coro di donne siciliane che in realtà sono uomini: barbute e sterili prèfiche, che sognano pance gravide, vagiti di neonati, coccarde e piccoli corredi. “La diversità di Medea – spiega Emma Dante – ha a che fare col travaglio del parto, con la sua fertilità devastante e rigogliosa, con la sua innata capacità di generare e di perpetuare la specie in un paese abitato soltanto da un popolo maschile inadatto a sviluppare il seme. Giasone l’abbandona incinta e si fa re di una citta sterile. Il vero delitto con cui Medea punirà Corinto, sarà negargli i figli, partorendo aborti come eredi, decidendo a monte il destino di una città nella quale senza di lei è impossibile perpetuare la specie”. (Cle)

IN SCENA A ROMA “L’AMANTE” DI H. PINTER
Dopo il successo di critica di Couples la coppia Giuseppe Oppedisano e Maurizia Grossi torna a teatro con un nuovo testo decisamente impegnativo. Si tratta de “L’amante” di Harold Pinter: lo spettacolo, diretto dallo stesso attore, sarà in scena dal 12 al 17 maggio al Teatro Stanze Segrete di Roma. Sarah e Richard sono una tranquilla coppia borghese annoiata e in crisi. Marito e moglie uniti nel vincolo del matrimonio “finché morte non li separerà”. Come nella gran parte delle coppie, però, la routine, la noia, la stanchezza, l’assenza di complicità, li porta inevitabilmente a robotizzarsi in meccanismi codificati e ripetitivi. L’abisso è alle porte e per evitarlo la coppia che scoppia, giunge irrimediabilmente al “Trionfo della menzogna dell’Amore”. “La vita di ognuno di noi è sempre minacciata ed incerta. Viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà”, diceva Pinter, ed è proprio alla finzione che si aggrappano Sarah e Richard, attraverso un delicato, pericoloso, labile e raffinatissimo gioco di ruolo. Da un clima di tranquilla rispettabilità, si passa a un senso di inquietudine, di falsità con feroce ironia, a far esplodere le contraddizioni della loro ipocrita normalità. Due coniugi costretti a reinventare il proprio rapporto, ma come? “Fingendo che vada tutto bene?” No. “Uno scambio di coppie per rinvigorire il rapporto ineluttabilmente alla deriva?” Nemmeno. “Farsi l’amante?” Si, ma speciale. Sarah ha un “Amante”, mentre Richard frequenta una “Puttana”. Problema risolto. Ma è proprio così? (Red)

“LA BISBETICA DOMATA” ALL’INDIA
Dal 13 al 17 maggio al Teatro India di Roma (Lungotevere Vittorio Gassman) Factory-Compagnia Transadriatica porta sulla scena La bisbetica domata di William Shakespeare, nella traduzione e adattamento di Francesco Niccolini per la regia di Tonio De Nitto. La compagnia salentina ritorna ad affrontare Shakespeare, dopo Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta, insistendo ancora una volta su una lettura corale e visionaria dove la musica e la rima concorrono a restituirci una sorta di opera buffa, caustica e comicamente nera. Sul palco Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Franco Ferrante, Antonio Guadalupi, Filippo Paolasini, Luca Pastore e Fabio Tinella, mettono in scena una commedia che diventa favola nera, grottesca, più contemporanea, nel cinico addomesticamento che non è molto diverso dallo spietato soccombere. La bisbetica domata racconta la storia di Caterina, di sua sorella Bianca e di un intero villaggio che ha ferito e svenduto un bene prezioso. Caterina l’inadeguata, la non allineata, è la pazza per questo villaggio. Dietro di lei, spigolosa ma pura e vera, un mondo di mercimoni, di padri calcolatori, di figlie in vendita, di capricci lontani dall’amore, di burattinai e burattini non destinati a vivere l’amore, ma a contrattualizzarlo. Tuttavia Caterina non sta a questo gioco e come in una fiaba aspetta, pur non mostrando di volerlo, un liberatore, un nuovo inizio che suo malgrado potrà costarle molto più di quanto immagini. “Da un lato della scena si ride, ci si traveste, ci si manda bacini e dichiarazione d’amore, dall’altro si esercita la violenza, a livelli da incubo – commenta Francesco Niccolini – Caterina non può mangiare, non può dormire, i vestiti le vengono strappati di dosso, la luna diventa il sole e gli uomini scambiati per donne. E il peggio accade quando la porta si chiude e noi non vediamo e non sentiamo più. Potrebbe essere un film dell’orrore, di quelli che portano la moglie alla camicia di forza. Ma se di norma al cinema, all’ultimo istante, arriva un principe azzurro che ti salva appena in tempo, qui non arriva nessuno, e Caterina piega la testa … Ma di Caterina, quella ragazza tutto pepe e rivolta, che sognava di innamorarsi, un marito, un matrimonio e una vita sua, non c’è più traccia. Obbligata all’umiliazione totale, tutti le voltano le spalle: cosa la attende tra le mura di casa Petruccio, è un problema solo suo, ormai. Noi qui, dall’altro lato della scena, possiamo fingere di essere felici”. Una lettura corale per rinnovare e riattivare l’universo shakespeariano dove destino e sentimento si mescolano, le pene amorose e i meccanismi della sorte si materializzano sul palcoscenico come fossero attori imprevedibili e capricciosi. Così, il piacere di giocare con il teatro rende il pubblico complice degli equivoci, dei travestimenti, delle sorprese e dell’ironia che Shakespeare utilizza per accompagnarci nel continuo viaggio tra sogno e veglia, tra teatro e realtà, tra il tragico e il comico. (Red)

L’ISOLA DI BALI PROTAGONISTA A NAPOLI
Quanto è lontana culturalmente l’isola di Bali, in Indonesia, e quanto è diverso il suo teatro-danza? Esistono punti di contatto tra le sue maschere colorate e quella della nostra tradizione popolare? Per rispondere a queste e ad altre domande l’associazione teatrale Aisthesis e la cooperativa En Kai Pan hanno organizzato dal 12 al 15 maggio “Hara Fest meets Bali”: workshop, cineforum, seminari e lo spettacolo “Sidha Karya: Lo Straniero Divino” per conoscere da vicino il teatro-danza balinese con un ospite d’eccezione: il maestro I Made Djimat, per la prima volta a Napoli. Il progetto è realizzato con il contributo dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione, con il patrocinio dell’Ambasciata Indonesiana di Roma, in collaborazione con l’associazione culturale The Pirate ship, il Consolato Indonesiano di Napoli, l’Università degli Studi L’Orientale di Napoli e, in particolare, le cattedre di Lingua e Letteratura Indonesiana e di Storia del Teatro dell’Università L’Orientale di Napoli. Quattro giorni di scambio sulle danze rituali balinesi e la loro enorme influenza sul teatro del Novecento, con il grande Maestro I Made Djimat, protagonista dello spettacolo teatrale Sidha Karya: Lo Straniero Divino giovedì 14 maggio alle 20, presso l’Istituto paritario Giovanna d’Arco (piazzetta Rosario a Portamedina 22, Napoli) ma anche docente d’eccezione, insieme ad Enrico Masseroli, del workshop teatrale Taksu, l’attore e la maschera: 12 ore suddivise in tre giornate (martedì 12 maggio, dalle 10 alle 14, mercoledì 13 maggio, dalle 15 alle 19 e giovedì 14 maggio, dalle 10 alle 14, tutti presso la Chiesa di San Tommaso, via dei Tribunali 216, Napoli) per apprendere i fondamenti della danza balinese partendo dalla danza guerriera Baris fino ad approdare al ricco campionario delle maschere Topeng. I personaggi, rappresentati da queste raffinate maschere in legno, si muovono secondo precise direttive dettate dal loro rango sociale: alle stilizzate posture e ai passi di danza dei nobili si contrappone la libertà sfrenata dei buffoni. Il workshop servirà a conoscere, nel dettaglio, il respiro della maschera, la composizione della partitura fisica, la connotazione del carattere, la deformazione grottesca, i ritmi dei lazzi comici, l’improvvisazione. Principi e fondamenti di drammaturgia del personaggio che trovano riscontri e sviluppi in altri contesti e con altre maschere. Per partecipare ai workshop è necessario prenotarsi entro venerdì 8 maggio telefonando al numero 339. 6235295 oppure scrivendo ad harafest@gmail.com. Max 25 partecipanti. Quota d’iscrizione 80 euro, previste riduzioni per gruppi. Stessa mail e stesso numero di telefono per le prenotazioni per lo spettacolo Sidha Karya: Lo Straniero Divino (giovedì 14 maggio alle 20). (Cle)

“L’ULTIMO VIAGGIO – LA VERITA’ DI ENRICO FILIPPINI”
Debutta al Teatro Vascello di Roma (Via Giacinto Carini 78) lo spettacolo “L’ultimo viaggio: la verità di Enrico Filippini” per la regia di Marco Solari con Xhilda Lapardhaja, Marco Solari e Alessandra Vanzi. Elemento estravagante del Gruppo ‘63, Enrico Filippini è stato filosofo, scrittore, traduttore, redattore editoriale e, come lo definì Umberto Eco, “inviato un poco speciale” delle pagine culturali di Repubblica, chiamato da Eugenio Scalfari fin dalla fondazione del quotidiano. Come inviato culturale seppe “tastare il polso di un’epoca”. E dialogò con tutti i personaggi di rilievo della cultura europea di quegli anni (1976-1988). Nella stanza di una clinica, in penombra, un padre e una figlia si abbracciano e iniziano a raccontarsi pezzi di vita. Nessuna tristezza aleggia in quel luogo da dove, entrambi lo sanno, lui non uscirà più. Sono i giorni della memoria e della leggerezza, ritmati da visite continue al capezzale di un raffinato intellettuale svizzero-italiano. Il loro dialogo viene ogni tanto interrotto o ritmato da una voce letteraria che racconta immagini e pensieri di un tempo trascorso. Lui è Enrico Filippini, 55 anni, scrittore, germanista, traduttore, una Firma che ha saputo illustrare quant’altre mai il giornalismo culturale italiano. Lei è Concita Filippini, che dopo anni si ritrova accanto al padre, tanto cercato e amato. E per lui, in quei giorni, sarà persino bello ripercorrere le orme di ragazzo, rivedere scorci di vita vissuta, ricordare una società per la quale “Cultura” suonava come una parola importante, forse la più importante di tutte. Lo spettacolo si propone, a 25 anni dalla sua morte, più che ricordare Filippini, far risentire la sua voce. Lo spettacolo, scritto da Giuliano Compagno e da Concita Filippini, ha debuttato al Teatro San Materno di Ascona nel settembre scorso. Successivamente è stato al Teatro Out Off di Milano e al Teatro Studio di Scandicci. Estratti e letture sul Treno Milano-Zurigo e sul battello Arona-Ascona sul Lago Maggiore. (Cle)

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