Chi vuol parlare di Twitter con cognizione di causa, cioè con una competenza un po’ più solida di quella che deriva dal servirsene, non può prescindere dagli studi condotti da Sara Bentivegna, docente di comunicazione politica alla Sapienza. Prima con “La politica in 140 caratteri” scritto per Franco Angeli, poi con “A colpi di tweet” pubblicato in questi giorni dal Mulino, Bentivegna approfondisce il rapporto tra questa piattaforma e la politica.
La tesi è che ai cittadini Twitter consente di prendere la parola in prima persona. Per i politici usarlo significa fare a meno della mediazione dei giornalisti. Per questi ultimi Twitter è un grande bacino di narrazioni al quale attingere. Tutti soddisfatti, sembra di capire.
Twitter ha un forte potere seduttivo, spiega Bentivegna, perché gli elementi che lo caratterizzano sono la semplicità, la velocità, la flessibilità, l’interattività e l’intimità. Risultato: una comunicazione immediata per una democrazia immediata.
Naturalmente c’è il dubbio che possa trattarsi di vino vecchio in botti nuove. O addirittura di vino andato a male, come sostiene il più insospettabile dei critici di Twitter, cioè il suo amministratore delegato Dick Costolo, il quale tre mesi scrisse ai dipendenti un’ e-mail per dire che il suo e loro Twitter si era trasformato in una terra di soprusi, nello sfogatoio di violenti e frustrati. Il numero uno di Twitter scriveva: “Non è un segreto che stiamo perdendo uno dopo l’altro molti utenti affezionati, perché siamo stati incapaci di affrontare gli insulti e i troll che li perseguitano”. Il troll, per chi non lo sapesse, è una persona che semina discordia, litiga, offende gli altri, lancia messaggi fuori tema. Forse Twitter, con le sue 500 mila foto pornografiche pubblicate ogni giorno, ha più a che fare con il business che con la democrazia. (11 mag)