Roma, 22 ott – Da oggi a giovedì si tiene a Roma, presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, a Palazzo Minerva, il secondo Incontro Internazionale delle “Mujeres en Lucha” – cioè delle “Donne in Lotta” – del mondo. Nata in seno alle attività correlate al trentennale delle Madres de Plaza de Mayo – l’associazione delle Madri dei desaparecidos argentini -, l’iniziativa chiama a raccolta e a un confronto diretto le associazioni delle donne che oggi, nei cinque Continenti, combattono in vari modi le ingiustizie, le violenze, i fondamentalismi, i regimi e le guerre, affermando con il proprio operato che una prassi politica radicalmente “altra” è possibile. Prenderanno parte all’incontro – che si svolge sotto l’egida della Camera e del Senato – una trentina di donne provenienti da diversi Paesi del mondo, molte delle quali già più volte candidate al premio Nobel per la Pace. L’evento trae spunto dalla precedente, analoga iniziativa che si tenne a Parigi nel 1994, sotto l’egida dell’Assemblea Nazionale e con il sostegno di Danielle Mitterrand, e che vide la partecipazione delle “Madres en Lucha” di vari Paesi del mondo. L’incontro, oltre a confrontare le diverse esperienze, potenziando l’approccio comune, intende costruire strumenti comuni, come ad esempio una Rete di collegamento internazionale permanente delle “Mujeres en Lucha”, quale centro di documentazione e consultazione che metta in luce il “comun denominatore” che unisce le diverse esperienze e modalità di lotta. Verrà inoltre prodotta una “Carta degli impegni”, da indirizzarsi ai massimi rappresentanti delle più importanti istituzioni italiane, europee e internazionali, partendo dalla Carta di impegni elaborata a Parigi nel 1994. Il progetto scaturisce da una constatazione: le associazioni delle donne che sono state vittime di violazioni dei diritti umani a causa di guerre, dittature o fondamentalismi – e che, in tempi e luoghi diversi, nel corso degli ultimi tre decenni, sono venute autonomamente elaborando strumenti e metodi di lotta specifici, in funzione dei differenti contesti politico-economici, sociali e culturali in cui si sono trovate ad operare – hanno tutte un comun denominatore. Dalla “Revolutionary Association Women” dell’Afghanistan” alla “Association Defense et Promotion des Droits des Femmes” dell’Algeria; dalle Mujeres Creando boloviane alla Associazione donne di Srebrenica profughe a Tuzla dal Movimento Sem Terra brasiliano alle Mujeres de la Ruta Pacifica colombiane, dal Movimento Nazionale per i Diritti Umani del Guatemala alla Association of Victims of American occupation dell’Iraq, dall’International Federation of Women against Fundamentalism and for Equity dell’Iran alle Donne in nero israeliane e di Belgrado, dal Foundation for the Solidarity and Development of Women del Nepal alle Donne di Matagalpa del Nicaragua, dal Jerusalem Center for Women al Gender and Social Development del Pakistan, dall’Unione Nazionale Donne Sahrawi al Movimento delle donne somale, dal Movimento pacifista americano al Centro Derechos de las Mujeres messicano, all’Associazione difesa diritti delle donne del Marocco.
(Grm)