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SCUOLA-LAVORO
MA NON A 11 ANNI

it@withub.it by it@withub.it
14 Maggio 2015
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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Grazie alle competenze in materia di formazione professionale, in alcune regioni già da tempo si sperimenta concretamente l’alternanza scuola-lavoro.  In altre si fanno molti convegni.

La questione è cruciale in un Paese che ha il record europeo della disoccupazione giovanile. Non lo ignora il governo, che nel suo progetto di riforma prevede quattro tipi di intervento: l’obbligo di alternanza scuola -lavoro negli ultimi tre anni  degli Istituti tecnici e in un anno degli Istituti professionali;  la possibilità che istituti tecnici ed enti di formazione professionale costituiscano imprese commerciali per la vendita di beni e servizi, utilizzandone i ricavi a fini didattici;  l’inserimento degli studenti in imprese artigiane;  l’estensione del programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti degli ultimi due anni di tutti i tipi di scuola superiore, con la possibilità di stipulare contratti di apprendistato in deroga ai limiti di età previsti.   

C’è chi afferma che si tratta di un approccio troppo timido, e sostiene che l’Italia dovrebbe semplicemente far proprio il modello tedesco. In Germania – spiega ad esempio l’economista Veronica De Romanis sul quotidiano Firstonline.info –   la stretta collaborazione tra Stato, aziende, Camere di Commercio, sindacati e scuole fa sì che oltre due terzi dei giovani tedeschi si formino sia a scuola sia in azienda, potendo scegliere tra una rosa di oltre 360 qualifiche riconosciute.  E quando finiscono di studiare, in genere trovano lavoro.
Ma  a differenza della Germania, fa notare Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli,  nel nostro Paese gli allievi non sono tenuti a scegliere fra il percorso accademico, quello tecnico e quello professionale già a undici anni. Ed è un bene, perché  una scelta precoce da parte degli studenti comporta una minore equità nei percorsi scolastici, nel senso che gli indirizzi prescelti sono maggiormente condizionati dall’origine socio-economica della famiglia.  È quindi condivisibile l’obiettivo di individuare una via italiana all’alternanza scuola-lavoro.

 

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