GENOCIDIO ARMENI, UN LIBRO SULLA STRAGE RIMOSSA
Raccontare la storia di una tragedia, quella delle persecuzioni subite dagli armeni agli inizi della Grande guerra, per fare i conti con il passato e comprendere il mondo di oggi. Nel suo libro, “La strage dei cristiani. Mardin, gli armeni e la fine di un mondo” (Laterza), Andrea Riccardi, neo-presidente della società Dante Alighieri, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ricostruisce quei fatti drammatici di cento anni fa, le deportazioni e le uccisioni indiscriminate per mano dell’esercito turco, conciliando rigore storico e attualità. “Mi sono soffermato su una piccola storia, quella della città di Mardin, per ricostruirne una più grande, quella del genocidio di armeni e cristiani” commenta Riccardi durante la presentazione del volume nella sede della Dante Alighieri. “La storia è fatta di dettagli – dice Riccardi -, un pozzo di dettagli attraverso il quale ho illustrato uno scenario fatto, altrimenti, solo di cifre aride”. Mardin è una delle tante città dell’impero ottomano dove, durante la prima guerra mondiale, si è consumata la strage degli armeni e dei cristiani. Il testo racconta la storia, finora taciuta o ignorata, della disgregazione di un tessuto umano e culturale antichissimo. Non solo gli armeni, ma anche i siriaci, i caldei, gli assiri, furono vittime due volte: la prima volta dei massacri, la seconda del silenzio imposto per decenni, fino a pochi anni fa, dalla Turchia sui fatti accaduti. “E’ un’avventura nello spazio di una storia che ancora non conosciamo bene – afferma Alessandro Masi, segretario generale della Dante Alighieri – raccontata sapientemente dalla parola e supportata da statistiche e numeri impressionanti”. Ne “La strage dei cristiani”, Riccardi approfondisce il tema delle minoranze e indaga le ragioni della convivenza. “Il volume – afferma il professor Marco Impagliazzo, storico e presidente della Comunità di Sant’Egidio – ci fa capire che le minoranze hanno il diritto di essere conosciute e protette e che il tema della co-abitazione potrebbe avere una forza positiva nel mondo globalizzato”. È anche, dice l’autore, “un libro in cui si manifesta un odio senza fine”. Una violenza che ha segnato in profondità quelle regioni e che non è cessata: sono passati cento anni e la persecuzione in Medioriente continua. Anche oggi, a pochi chilometri da Mardin, oltre la frontiera turca, in Siria e in Iraq, si combatte con una crudeltà senza misura. Secondo la storica Anna Foa, “il libro tocca temi molto attuali e ci riporta alle radici di una tragedia che continua oggi con la terribile guerra contro i cristiani in Oriente, lo sterminio di Assad, la situazione in Siria e l’Isis”. “Le immagini delle ossa che riemergono dalla terra ci aiutano a capire la situazione di oggi, quando ancora una volta nel Mediterraneo, il viaggio è associato a tragedie e a drammi esattamente come cento anni fa” commenta il giornalista Marco Damilano, sottolineando che “le deportazioni degli armeni aprirono un secolo tragico in cui il viaggiare è stato spesso associato a sterminio, genocidio e olocausto”. “Il libro è venato di rimpianto e nostalgia – conclude Riccardi – verso una vicenda che spero non si chiuda con le celebrazioni, ma possa essere ripresa per scrivere una nuova pagina in Medioriente e nei rapporti armeno-turchi”. (PO / Sip)
L’ETA’ DELLA SAGGEZZA NELL’ERA DIGITALE
Una lucida e positiva analisi sulla società degli over 50 – ieri, oggi e domani – quella compiuta da Silvana Buzzo Patucchi nel suo nuovo libro “L’età della saggezza nell’era digitale (E se fossero gli anni più belli?)”, pubblicato da Francesco Brioschi Editore e in uscita a fine maggio in tutte le librerie e negozi digitali online. Già soggettista e sceneggiatrice per molte fiction televisive ed esperta in materia di diversità sociale, l’autrice affronta con solerzia, ironia e distacco una acuta riflessione su un argomento che riguarda tutto l’occidente: l’allungamento della vita e la sua conseguenza inevitabile, la vecchiaia, tabù del nostro tempo, spazio della vita negato e temuto che è vietato nominare e che in molti Paesi è abolito dagli elenchi di parole utilizzabili su Internet perché causa di insuccesso garantito. Oscillando tra storia, società, culture e individui, la Buzzo usa linguaggi diversi e li incrocia per scuotere gli stereotipi accumulati sulla terza età, invitando a sorridere e ad attraversare questa fase con un po’ di leggerezza, ma soprattutto con coraggio e lasciando comunque – nonostante l’arduo e apparentemente fastidioso argomento – un buon sapore in bocca, poiché – come celebrava un noto spaghetti western con il compianto Giuliano Gemma – “chi ha paura muore un po’ tante volte, mentre chi non ha paura, muore una volta sola”. (Red)
“LA CARTOGRAFIA DI MATTEO RICCI” DI FILIPPO MIGNINI
“La cartografia di Matteo Ricci”, curato dal prof. Filippo Mignini e pubblicato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, presentato di recente nell’Aula Magna dell’Università di Macerata, è sotto il profilo tipografico un’opera di grande formato (30×40), di 300 pagine, 150 immagini prevalentemente a colori e la riproduzione in 18 pannelli, in cinese con traduzione italiana a fronte, del Mappamondo Pechino 1602, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana: un lavoro che la competenza, l’esperienza e i mezzi dell’Istituto Poligrafico dello Stato hanno saputo realizzare al meglio. Dal punto di vista storico-scientifico il volume costituisce il documento più aggiornato sulla cartografia ricciana, dopo l’ultima opera paragonabile di Pasquale D’Elia, pubblicata nel 1938. Oltre all’ampia introduzione del curatore, il volume contiene otto saggi di altrettanti specialisti dedicati ai documenti e alla loro storia, alle fonti e agli influssi esercitati in vari Paesi orientali dalla cartografia ricciana. Seguono la riproduzione del Mappamondo Vaticano 1602, a cura di Huang Ping e Filippo Mignini, e tre appendici (a cura di Liu Yanmei e F. Mignini) con la pubblicazione di documenti inediti e rari. Apparati bibliografici, indici dei toponimi e dei nomi chiudono il volume. (Red)
“DIARIO DI UN VIAGGIO ALLE EBRIDI” DI JAMES BOSWELL
“Diario di un viaggio alle Ebridi” di James Boswell (Sellerio, cura e traduzione dall’inglese di Andrea Asioli) è un resoconto di straordinaria vivacità narrativa, pieno di notazioni su costumi e cibi e abitudini degli abitanti delle isole. Questa curiosa avventura di viaggio del dottor Samuel Johnson con il suo biografo Boswell (che una ventina d’anni dopo lo avrebbe immortalato nel celebre “Vita di Samuel Johnson”, di cui questo “Viaggio alle Ebridi” è una sorta di prova generale) si svolse tra l’agosto e il novembre del 1773. Il dotto letterato era nel suo sessantaquattresimo anno e dunque la faticosa escursione si caricava di molti significati, soprattutto la prospettiva di “godere gli aspetti selvaggi” di una terra ancora circondata di mistero. Ma come il Dottore guarda al paesaggio e si fa antropologo, così il giovane Boswell si sofferma di più sul venerato maestro (“qualunque cosa riguardi un uomo così grande merita di essere osservata”). Sicché il diario giornaliero di una esplorazione diventa anche il ritratto di un genio in viaggio che giudica i contemporanei e uno specchio della vita britannica settecentesca. (Red)
“TERRORE MEDIATICO” DI MONICA MAGGIONI
È il 7 gennaio 2015, ore 12.10. La “France-Press” batte la notizia di uomini armati che stanno facendo irruzione nella sede di “Charlie Hebdo” a Parigi. Controllo lo schermo del televisore, stiamo dando già l’ultim’ora. In regia sono stati velocissimi. Chiamo uno dei vicedirettori: “Per favore, capiamo qualcosa di più…”. Monica Maggioni in “Terrore mediatico” (Laterza) ci porta dentro la macchina delle notizie per comprendere quale sia la strategia mediatica del terrorismo e come possiamo difendercene. Il terrore mediatico è parte integrante della strategia dell’Isis: i video dell’orrore diffusi attraverso la Rete ne sono l’espressione più eclatante. Ma come possiamo reagire di fronte a questa offensiva? Dobbiamo difendere la libertà di informazione e di espressione ad ogni costo o dobbiamo porci dei limiti proprio per tutelare questa nostra libertà? A partire dal racconto dei giorni dell’attentato a “Charlie Hebdo”, il direttore di RaiNews24 intreccia la riflessione sul ruolo dei social network e della satira alla descrizione di come operano giornali e televisione. Utilizzando la sua esperienza sul campo – da Parigi a New York, dalla Siria all’Iraq all’Afghanistan – l’autrice ci porta in presa diretta e in prima persona dentro i conflitti drammatici del nostro tempo per provare a capire come siamo arrivati a questo punto. Una riflessione sulle conseguenze del “jihadismo globale”. E sulla sofisticata strategia comunicativa di cui siamo tutti bersaglio. (Roc)