Roma, 24 ott – Aborto, eutanasia, bioetica. Difficile, oggi, trovare un punto d’equilibrio fra il mondo laico, il pianeta scientifico e il Vati-cano. Opinioni differenti, certo, ma non solo: in questo vespaio di polemiche, entrano in gioco tanti fattori. La fede, la necessità, il ri-spetto di scelte del tutto personali. La Cei, è, però, inflessibile: as-sume posizioni chiare, nette, scalfite nel marmo. I vescovi italiani nel messaggio per la Giornata della Vita ratificano un lungo ed arti-colato documento che abbraccia argomenti divenuti di scottante at-tualità. A partire da natalità e aborto: “i figli sono una grande ric-chezza per ogni Paese: da numero, amore e attenzioni che ricevono dalle loro famiglie, emerge la civiltà di un popolo”. Ed ecco chiama-ti in causa i genitori: “il dramma dell’aborto non sarà mai sconfitto senza promuovere la responsabilità materna e paterna. Non si consi-derino i bambini come cose da mettere al mondo per gratificare un desiderio. È altresì importante –ammonisce il testo – che, crescendo, i figli siano incoraggiati a divenire autonomi, nonché grati ai genito-ri per un educazione finalizzata alla capacità di prendere in mano la propria vita”. Il discorso, scivola, quindi, sull’eutanasia. La Cei e-sprime perplessità “ci stupisce il dispendio di energie spese nel valu-tare possibilità di sopprimere vite afflitte dal dolore. Si parla poco, piuttosto, delle cure palliative”. Che il Vaticano ritiene una soluzio-ne rispettosa della dignità personale. “Ogni individuo – afferma la Cei – dovrebbe avviarsi verso la morte senza soffrire o essere solo. La vita, però, è sempre e comunque un diritto anche per chi è gra-vemente ammalato, per gli anziani che perdono lucidità e capacità fisiche. Nessuno – sottolinea il comunicato – si arroghi il diritto di decidere se o quando una vita non merita di essere vissuta”. I vesco-vi, chiudono il capitolo eutanasia-aborto ringraziando “i genitori re-sponsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo. Sacerdoti, religiosi, insegnanti e responsabili delle istituzioni aiutano e inco-raggiano i genitori”. “Grazie” anche ai medici. Non a tutti, certa-mente, ma solo a chi “profonde il suo impegno per far nascere bam-bini o si prodiga per impedire l’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che, altrimenti, non vedrebbero la luce”. Chiusura, infi-ne, sulla Bioetica: la Cei prende le distanze “dal diffondersi di una mentalità che nega valore e dignità alla vita. Ciò è inaccettabile. Come l’idea di un figlio a ogni costo, al prezzo di pesanti manipola-zioni inaccettabili”. È pur vero, però, che molte neomamme e neo-papà sono riusciti a coronare il loro sogno anche grazie a questo tipo di cure. Ma la Cei resta inamovibile: ammette che per le coppie “è motivo di sofferenza scoprire di non poter generare. Ricordiamo, pe-rò, che un figlio non è un diritto, ma un dono. Non si ha diritto a una persona. Chi desidera un bambino lo può anche accogliere”. In que-sto senso, la Cei invita a considerare altre possibili forme di paterni-tà e maternità come adozione e l’affidamento.