Roma, 4 set – La legge sull’aborto va cambiata, “è una legge di quasi 30 anni fa, che risente delle grandi trasformazioni del processo medico scientifico. Una interpretazione che l’aggiorni a questi progressi, che la migliori e non la peggiori è non solo lecita ma anche doverosa”. Il cardinale Camillo Ruini interviene così sulla legge 194. Lo fa alla Summer School organizzata dalla fondazione Magna Charta a Frascati, alle porte di Roma, rispondendo a una domanda del parlamentare di Forza Italia Gaetano Quagliariello. Ruini ha sottolineato che “è un grande impegno far capire che merita di essere vissuta non solo una vita completamente sana” e che “oltretutto il rischio di uccidere bambini che, a parte tutte le altre considerazioni, avrebbero comunque una vita normale”. Il cardinale ha quindi proposto “una distinzione semplice”. “Non credo – ha detto – che la via sia quella di venire a compromesso sui principi, di dire ‘aderisco anche a principi opposti per trovare un accordo’”. Secondo l’ex presidente della Cei “nessuno è obbligato per legge a essere cattolico, però se sono cattolico devo accettare la logica cattolica, e cioè che ci sia un’autorità, che non è solo del Papa, ma che comunque ha un vertice nel Papa, che devo rispettare”. Il vero problema dell’Italia, ha aggiunto poi, riguarda la nascita dei figli: “Una delle grandi obiezioni che farei alla classe politica passata e presente – ha sottolineato il porporato – è di non aver sufficientemente visto il problema demografico che è il problema più importante dell’Italia”. “Da più di 20 anni – ha aggiunto – sono convinto che questo è il grande problema dell’Italia” perché “una nazione vecchia non ha futuro e una collettività umana che non fa figli è destinata al declino”. Durante l’incontro, il cardinale ha risposto anche a una domanda sui funerali di Piergiorgio Welby, “rifiutati” dalla Chiesa: “Sono io personalmente che ho preso quella decisione – ha ricordato Ruini – per un motivo di ordine logico, dispiaceva anche a me dire no. Sapevo quanti strali mi avrebbe attirato, quanto disagio potevo creare, e soprattutto che avrei aggiunto sofferenza alle persone a lui legate: questo soprattutto mi ha addolorato però ho pensato che non c’erano scelte”. “Concedere il funerale – ha concluso Ruini – sarebbe stato come dire ‘il suicidio è ammesso”.