Roma, 25 ott – La decima Giornata Mondiale della Pasta, nata nel 1998 dopo il primo Congresso mondiale della Pasta, tenutosi a Roma nel 1995, compie oggi 10 anni. Segnando da una parte il compimento di un ciclo (l’effettiva “globalizzazione” di questo alimento) e aprendo, però, dall’altra una stagione all’insegna dell’incertezza. L’anniversario cade infatti proprio nell’anno in cui l’impennata del prezzo della materia prima (il grano duro, che registra un +140% rispetto a un anno fa) mette seriamente in difficoltà l’industria produttrice di uno fra gli alimenti simbolo del Made in Italy nel mondo. Per questo il World Pasta Day 2007 – le cui celebrazioni ufficiali si tengono oggi a Città del Messico – se da una parte è l’occasione per ragionare sulla strada fatta in questi dieci anni nella diffusione di un alimento che i nutrizionisti di tutto il mondo considerano simbolo d’eccellenza della dieta mediterranea, dall’altra costituisce anche un’opportunità per confrontarsi sui rischi che la disponibilità e il prezzo del grano duro segnano rispetto al futuro. Per l’occasione sono attesi in Messico 300 delegati dei principali Paesi produttori e consumatori di pasta e prestigiosi opinion leader del mondo della medicina e della scienza dell’alimentazione. Dopo Roma, Genova, Napoli, Isla Margarita (Venezuela), New York, Barcellona la Giornata mondiale dedicata alla pasta approda quindi nuovamente in Sud America, uno dei più importanti “presidi” della tradizione pastaria mondiale. Se ancora poco più di 10 anni fa la pasta era appannaggio di un numero ristretto di Paesi, che la conoscevano e “frequentavano” per tradizioni orami consolidate (la produzione era ferma a circa 6,4 milioni di tonnellate), oggi il balzo in avanti del +80% ha portato al raggiungimento di 11,7 milioni di tonnellate di pasta prodotta nel 2006. Rispondendo a un incremento medio del consumo di circa 500 grammi pro capite annui. Portando questo indicatore a fermarsi – in media, nei Paesi consumatori – attorno ai 7-8 chilogrammi l’anno di pasta a testa. Laddove in Italia il consumo pro-capite è di 28 chilogrammi. (SEGUE)