Roma, 25 ott – “Il primo diritto di un bambino è il diritto alla vita, un diritto negato in Afghanistan in misura sempre maggiore”. Questo si legge sul rapporto redatto dall’Unicef – “Child Alerts” – che questa volta si occupa dell’Afghanistan. Redatto da Martin Bell, l’Ambasciatore dell’Unicef per le emergenze umanitarie, dopo una missione sul territorio afgano nel periodo luglio-agosto 2007, questo documento intende fare un bilancio sulla strage degli innocenti in uno dei paesi più devastati del mondo. “I bambini sono bersagli facili. La curiosità e il gioco li rende vulnerabili dinnanzi alle tecniche usate dai ribelli afgani: gli attacchi suicidi e i congegni esplosivi collocati sul ciglio della strada”. I responsabili non sono solo i Talebani. Destano infatti preoccupazione anche le operazioni dell’Isaf, la Forza internazionale di assistenza per la sicurezza guidata dalla Nato che sostiene il governo afghano. Ma i bambini in Afghanistan si trasformano facilmente da vittime in carnefici. Questo è un aspetto particolarmente allarmante del conflitto: bambini combattenti e bambini kamikaze, costretti con la forza o con l’inganno a indossare giubbotti esplosivi o a uccidere. E quando non combattono, vengono impiegati come guardie, cuochi e servitori personali dei comandanti, spesso sfruttati a fini sessuali o come manodopera a basso costo. Troppo pochi i successi secondo l’Unicef, tra questi vanno segnalati i progressi nella lotta contro le malattie trasmissibili, ma resta elevatissimo il numero di vittime quotidiane: nel 2006 sono quasi, secondo le stime dell’Unicef, 900 i bambini sotto i cinque anni morti ogni giorno. L’Afghanistan, dopo la Sierra Leone, è anche il paese con il più alto tasso di mortalità materna: pochissimi gli ospedali fuori dalle città e dai villaggi principali, strutture sanitarie mal equipaggiate e cronica carenza di infermiere e ostetriche qualificate. Questa la situazione nelle zone controllate dal governo afgano, ma nelle vaste aree del paese dove regnano i Talebani – più del 40 per cento del territorio – gli operatori sanitari rischiano di essere presi come ostaggi o addirittura di essere uccisi. Per l’Unicef un risultato degno di nota riguarda la campagna antipolio, malattia che sta per essere estirpata grazie al programma di vaccinazione che ha coinvolto tutta la società civile. Il dottor Arshad Qudous dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato per il 2008 la data per conseguire questo obiettivo. Allarmante invece l’inversione di tendenza per quanto riguarda l’istruzione, troppe le scuole distrutte o chiuse. E l’Unicef avverte: le ripercussioni di questo fenomeno potrebbero essere devastanti quanto gli attacchi diretti contro le scuole. Questa nuova ondata di analfabetismo minaccia lo sviluppo dell’Afghanistan più delle bombe e delle mine. A dirlo è anche uno dei tanti bambini abbandonati per strada. Noor Zia, 11 anni, vive con i genitori, quattro sorelle e due fratelli vicino a Kabul: “La mia speranza per il futuro dell’Afghanistan – racconta – è che i nostri genitori abbiano un lavoro e guadagnino abbastanza per potersi prendere cura dei loro figli, se potessimo andare a scuola e imparare, potremmo avere un paese pacifico in futuro”.
(Fam/Caf)