Roma, 26 ott – Circa 150 milioni di euro da investire nel digitale terrestre (otto canali in tutto, due nuovi), altri 300 milioni per rendere più moderna l’azienda, ma anche un drastico taglio dei costi di 150 milioni di euro, da ottenere anche con politiche di prepensionamento e blocco di nuovi primi contratti, senza licenziamenti, almeno per ora: è questo il “regalo” che il direttore generale Claudio Cappon fa alla Rai nel giorno del suo 63esimo compleanno. Questi i contenuti salienti del piano industriale presentato questa mattina a viale Mazzini alla presenza dei più alti dirigenti Rai, compreso il presidente del consiglio di amministrazione Claudio Petruccioli: un piano che cerca di risanare un’azienda malata, con dei conti sempre più in rosso (-46 milioni di euro nel 2007) e al tempo stesso di rilanciarsi per riconquistare un pubblico che sceglie sempre più la tv satellitare e internet. Senza contare la raccolta pubblicitaria che emigra altrove, i costi in aumento e l’alta evasione del canone registrata. Cappon traccia un disegno nero dell’azienda che “in questi anni ha lesinato. Anche io ho partecipato a questa politica di lesina soprattutto sugli investimenti tecnologici”. I conti stanno hanno subito un veloce declino: nel 2003 e nel 2004 il risultato di esercizio del gruppo Rai era di 82 milioni di euro, nel 2005 è sceso a 23 milioni di euro. Brusco calo nel 2006 con -87 milioni di euro, mentre nel 2007 il passivo si attesta a -47 milioni di euro. Per il futuro, secondo Cappon “il risultato economico rischia un declino strutturale”. Le previsioni minacciano infatti un deficit di 188 milioni nel 2008 e di 191 nel 2010. In pochi anni la Rai ha perso il 20% di raccolta pubblicitaria “che – sottolinea Cappon – non crescerà nel futuro prossimo”. La quota di mercato a partire dal 2004 aumenta vertiginosamente a favore delle tv satellitari e di internet, mentre Rai e Mediaset sono in stallo. La televisione terrestre soffre anche sul piano degli ascolti: lo share delle Tv satellitari è cresciuto dal 2000 ad oggi di 7 punti percentuali, quasi completamente a danno della tv generalista (che in sei anni ha perso quasi 6 punti, passando dal 99% al 93,2%). Stando alle ricerche di mercato, l’ascoltatore medio della Rai ha dai 50 anni in su, mentre le altre televisioni hanno offerte differenziate, che attraggono diverse fasce di popolazione. E’ lo stesso Cappon a sottolinearlo: “Oggi – dice – dobbiamo passare da una concezione raicentrica a un mondo plurale che non si esaurisce nella Rai. Per conservare gli share numerici rischiamo di perdere il contatto con i pubblici, che sono tanti”. In poche parole, il primato della tv generalista è messo in discussione da nuovi attori che ogni giorno le rubano la scena. Altro tasto dolente quello del canone Rai, il più basso d’Europa (104 euro, in Spagna 204), ma che registra il maggior tasso di evasione: il 25%. I costi operativi sono passati da 100 milioni nel 2003 a 116 nel 2006. Cappon è voluto tornare sulle polemiche di questi giorni sui costi delle produzioni appaltate a società esterne: “La Rai – ha specificato il direttore – ha la quota di produzione interna più alta degli altri operatori pubblici europei. Il problema è cosa produciamo e cosa facciamo produrre agli altri: facciamo l’errore di cedere all’esterno le attività strategiche”. Cappon ha poi tracciato il disegno complessivo di un’azienda rigida, poco incline al cambiamento, con delle strutture organizzative troppo rigide e complesse, che rendono difficile il meccanismo decisionale (come il numero troppo alto di dirigenti che dipendono direttamente dal direttore: 49, contro una media di 10). L’obiettivo del piano industriale è dunque ambizioso: passare da un deficit previsto per il 2008 di 190 milioni di euro a un meno 90, per poi tornare in rosso con + 15 milioni di euro nel 2009. Il piano prevede un investimento di 300 milioni di euro in tecnologia, per la digitalizzazione dei telegiornali, la copertura territoriale dell’85% del digitale terrestre e l’ammodernamento dei sistemi produttivi. Oltre 150 milioni di euro saranno invece stanziati per le offerte digitali, con il lancio di 2 nuovi canali tematici: uno nel 2008 di intrattenimento rivolto a un pubblico giovane, l’altro nel 2009 semigeneralista. L’investimento prevede anche il potenziamento di RaiSport e soprattutto di Rainews 24: il canale in questi ultimi giorni è stato al centro delle polemiche, accusato di avere costi troppo alti rispetto agli ascolti: “E’ impossibile confrontare San Remo con qualsiasi prodotto satellitare. E’ chiaro che gli ascolti vanno considerati in maniera differente”, ha detto Cappon. Coni i nuovi investimenti la Rai punta a guadagnare 2 punti percentuali di share in più entro il 2010. Ma come tagliare i costi? Il punto più scottante è quello del personale: Cappon ha assicurato che per ora non ci saranno licenziamenti, ma che “certo il perimetro dell’organico è destinato a ridursi”: sarà attuato il blocco dei primi contratti, ci sarà un certo numero, comunque contenuto, di prepensionamenti, e si cercherà di diminuire quelle voci come le maggiorazioni, cha fanno lievitare i costi. Ma se la situazione in futuro non dovesse migliorare, l’azienda sarà costretta a ricorrere anche ai licenziamenti. Il taglio dei costi punterà essenzialmente a modificare i meccanismi di riscossione del canone, e già in questa finanziaria, ha annunciato il direttore, potrebbero essere previste nuove norme, come quella delle utenze elettroniche, per ridimensionare l’evasione. Ci saranno nuove modifiche nei palinsesti, con la riconversione di alcune offerte che non sono più funzionali (tra queste, potrebbe esserci RaiUtile). Nel piano è previsto anche uno “svecchiamento” dell’azienda, con l’ingresso di nuovi giovani e di talenti emergenti. Verrà inoltre avviata l’operazione Raiway, con una probabile apertura del capitale a terzi. “Per ora – ha detto Cappon – siamo in una fase iniziale, stiamo selezionando gli advisor”. Cappon ha chiuso con una nota polemica sulla natura giuridica della Rai: “Sulla Rai ci sono troppe ambiguità e incertezze. Lo scorso anno si volevano ridurre i compensi agli artisti. Si ragiona con la logica della Asl pubblica; così non andiamo da nessuna parte. Noi siamo in competizione, e abbiamo bisogno di certezze giuridiche”.
(Mra/Cam)