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MUSEO MIGRAZIONI, DANIELI: UN DOVERE STORICO E MORALE

it@withub.it by it@withub.it
26 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 26 ott – Valorizzare la storia dell’emigrazione italiana: questo il nucleo del progetto culturale e politico, per la creazione del Museo Nazionale delle Migrazioni, discusso oggi a Roma nel convegno “L’Italia nel mondo. Il mondo in Italia”. “La realizzazione del Museo Nazionale delle Migrazioni – ha esordito il viceministro agli Affari esteri con delega per gli italiani nel mondo Franco Danieli – è un dovere morale e storico che ora bisogna realizzare. Adesso si passa alla fase operativa. La Finanziaria – continua – ha stanziato 2 milioni e 800 mila euro per i lavori e i finanziamenti continueranno anche nei prossimi anni. Una disponibilità molto bassa – ha osservato Danieli – ma sufficiente per un’iniziativa di grande respiro”. Con l’approvazione della manovra, ha ricordato, “saranno disponibili i fondi previsti per incominciare a lavorare alla progettazione del Museo, raccogliere e catalogare il materiale, creare una fondazione e allestire gli spazi”. Una struttura nuova, ma non del tutto, ha rilevato il viceministro, visto che non ci sarà “da costruire il museo, che sarà ospitato in una sede ancora da individuare, probabilmente il Palazzo della civiltà e del lavoro all’Eur a Roma. Serviranno quindi i ‘tempi tecnici’ e amministrativo-burocratici, ma – ha aggiunto – saremo molto rapidi”. E visto che anche Genova e Napoli stanno lavorando ad esperienze analoghe, l’idea è di avere in futuro un complesso centrale a Roma con due sedi decentrate a Genova e Napoli, “che sono anche luoghi simbolici”, ha detto Danieli, “perché da lì partivano gli italiani migranti”. Importante, però, sarà la sua struttura “a rete” che, ha continuato il viceministro, “avrà collegamenti con i musei regionali e internazionali”. Necessario, secondo Danieli, sarà “rendere il museo un posto stimolante e allegro e non un semplice luogo espositivo”. In questo senso, sottolinea, è necessaria “molta multimedialità, un approccio ricco e multidisciplinare per lavorare meglio. Sarà un vero museo a rete – ha aggiunto – collegato con gli altri nel mondo e in Italia, che si avvarrà dell’aiuto scientifico di molti studiosi; un luogo d’incontro per le comunità all’estero ed anche le scolaresche”. Per il viceministro Danieli, infatti, è necessario che l’emigrazione, parte caratterizzante della storia italiana, sia affrontata e studiata soprattutto a scuola. Insomma, un museo multimediale, multidisciplinare e soprattutto, ha puntualizzato, “non triste. L’emigrazione è drammatica si, ma non solo e deve essere anche un fenomeno di stimolo”. Sarà, in sintesi, “il luogo della multiformità dei fenomeni migratori”. Fino ad oggi questo evento che ha coinvolto milioni di italiani è stato descritto, ha ricordato il viceministro, da materiale “povero”, documentari “poveri e fragili, come lettere cartoline, fotografie, un materiale davvero fragile in senso fisico”. “Ed è proprio da questo – ha sottolineato Danieli – che nasce la necessità di dare una risposta in termini reali e di realizzazione a questa grande storia”. Un fenomeno così complesso quello dell’emigrazione, così pieno di sfaccettature che – secondo Adriano Benedetti, direttore generale per gli italiani all’estero e le Politiche Migratorie della Farnesina – proprio con la realizzazione del Museo delle Migrazioni “prenderà una forma e una consistenza”. “L’assenza di un istituto che possa raccogliere i caratteri della diaspora migratoria – spiega Benedetti – è una laguna inspiegabile. Questa realtà degli italiani nel mondo – continua – è parte della storia italiana ed ha il diritto di essere documentata in forma adeguata affinché le generazioni future possano conoscerla”. Secondo Benedetti, infatti, “c’è un’altra Italia al di fuori di quella che vive nei nostri confini nazionali”, una realtà che deve essere conosciuta e che deve “far riflettere sul rapporto tra gli italiani e il fenomeno della migrazione”. Ma la storia del flusso migratorio del nostro paese, secondo Lorenzo Prencipe, presidente del Centro studi emigrazione, “non deve essere percepita come preoccupazione, come paura per la sicurezza”, ed è proprio con i musei che questa storia “può essere percepita come valenza positiva, come apporto. Come realtà, l’emigrazione deve essere ricordata, e il museo – ha aggiunto Prencipe – non deve essere solo un luogo di memoria, ma deve coniugarsi anche alla conoscenza”. Una “coscienza”, quella della migrazione che secondo Norberto Lombardi, consulente del viceministro Danieli per il progetto, deve necessariamente essere “valorizzata”, così come i musei dell’emigrazione già esistenti, per poter riuscire a “capire il valore di questa ‘rete’ che sarà il Museo delle Migrazioni”. Tutto ciò, ha voluto precisare Lombardi, “non intende limitare l’autonomia dei vari soggetti: saranno programmi condivisi tra tutti i partecipanti. Ed è proprio su questa prospettiva – continua – che si deve avere una direzione scientifica unitaria. Da ognuno degli ‘ingressi’ in questa rete si deve avere qualcosa di consolidato, un’offerta di promozione che si inquadri nella prospettiva di questa lunga storia che è la migrazione”. Durante il convegno importante è stato l’approfondimento sulle esperienze dei musei all’estero in cui hanno preso la parola Ana Maria Da Costa Leitão Vieira, direttrice Memorial do Imigrante di São Paulo; Joseph V. Scelsa, presidente Italian American Museum di New York; Gaetano Pagone, presidente The Italian Historical Society-Coasit di Melbourne; Carine Rouah – Unesco; Noemi Ugolini, direttrice Museo dell’Emigrante della Repubblica di San Marino; Enzo Sirna, vice direttore National Trust del Western Australia.
(Cep/Caf)

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