Salvini che minaccia di occupare le prefetture e nel frattempo pubblica su twitter i loro numeri di telefono invitando i supporter a intasare i centralini con telefonate di protesta per l’arrivo dei profughi, è la fotografia di come sta cambiando la destra dopo che nella sala comandi si è insediata la Lega. E’ ben vero che già 20 anni fa la giunta leghista di Mantova, incoraggiata da Maroni, aveva tracciato il solco dando lo sfratto alla locale prefettura, ritenuta la longa manus di Roma ladrona, ma è vero anche che allora il Carroccio non guidava la destra italiana.
Una protesta di massa contro un organismo periferico dello Stato non fa certo parte della cultura di lotta e di governo di quelli che un tempo si sarebbero chiamati i moderati, che si dice abbiano guidato l’Italia per decenni e che da tempo sembrano scomparsi.
Quanto siano cambiate le cose nel centro destra, e quanto siano cambiate in fretta, è ben riassunto da una tabella dell’Istituto Demopolis. Forza Italia è passata dal 23,2% del febbraio 2014 all’11% odierno. Inversamente proporzionale è la crescita della Lega di Salvini: dal 3,8% di 15 mesi fa al 13% di dicembre, sino al 16% di oggi.
Il centro destra è un’area particolarmente penalizzata, nel suo complesso, dalla tendenza all’astensione di ampi segmenti del suo elettorato storico. A colpire, nell’analisi dell’Istituto diretto da Pietro Vento, è il peso reale, in voti assoluti, dei partiti: con un’affluenza stimata al 59%, la Lega otterrebbe oggi, se si votasse per le Politiche, 4 milioni e 350 mila voti, Forza Italia 3 milioni, Fratelli d’Italia 1 milione e 100 mila, Area Popolare di Alfano 1 milione. Dunque sarebbero 9 milioni e mezzo gli italiani che oggi voterebbero per Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra.
Poca cosa, in un Paese in cui tuttora 15 milioni di elettori si definiscono politicamente di destra o di centro destra e 18 milioni si dichiarano non collocati. C’è spazio, anzi ci sono sterminate praterie, per chi volesse contendere la leadership a Salvini. (11 giu)