Islamabad, 5 nov – Nessun rinvio delle elezioni già da tempo programmate in Pakistan: il premier di Islamabad Shaukat Aziz, nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi nella capitale, ha smentito le voci di un possibile rinvio della tornata elettorale in calendario per la metà del gennaio 2008 in seguito al colpo di mano del generale Pervez Musharraf. “Il nostro orientamento sulle elezioni–ha spiegato Aziz,- è quello di confermare le date in calendario”. Appuntamento con le urne rispettato dunque, e non solo: entro il 15 novembre, ha aggiunto il procuratore generale Abdul Jabar Sabet, il Parlamento pakistano sarà definitivamente sciolto. Le notizie provenienti da Islamabad sono state accolte però in modo tiepido negli Stati Uniti, da dove il segretario di Stato Condoleeza Rice auspica, oltre a “regolari elezioni nel segno della Costituzione”, anche le dimissioni di Musharraf da capo dell’esercito. Dalla Casa Bianca arrivano peraltro segnali di turbamento per l’instabile situazione politica instauratasi in Pakistan dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, sabato scorso, da parte di Musharraf: una misura che il presidente Usa George Bush, attraverso la portavoce Dana Perrino, giudica impossibile da appoggiare. “Tali iniziative non sono nell’interesse del Pakistan e danneggiano i progressi fatti finora sulla strada della democrazia”. Inoltre, l’amministrazione Bush sta “sollecitando un rapido ritorno alla normalità, il ripristino della libertà di stampa e il rilascio dei detenuti”. Questa mattina la polizia si era scagliata contro le associazioni di avvocati che manifestavano per l’abolizione dello stato d’emergenza, usando lacrimogeni e manganelli. I manifestanti avevano riferito che molti dei loro colleghi erano stati arrestati dalle forze dell’ordine in tre città del Pakistan: Lahore, Karachi e Rawalpindi. Contemporaneamente anche il partito islamico Jamaat-al-Islami, risparmiato fino a oggi dagli arresti di massa, denunciava il prelevamento coatto di centinaia dei suoi membri. “Circa sei o settecento dei nostri sostenitori sono stati fermati durante la notte nel Punjab e nella provincia di Sindh”, aveva dichiarato Liaquat Baluch, dirigente di primo piano del partito dei militanti islamici. A due giorni dalla proclamazione dello stato di emergenza, giustificato con la lotta contro l’estremismo islamico, sono stati arrestati migliaia di oppositori al regime. Avvocati e politici accusano il presidente Musharraf di voler impedire alla Corte Suprema di esprimersi sulla sua rielezione, avvenuta il 6 ottobre scorso. Gli stessi sospetti erano stati avanzati anche dalla principale rivale politica del generale, Benazir Bhutto in un’intervista all’emittente americana “ABC News”. Il generale aveva invece motivato il ricorso allo stato d’emergenza con la necessità di porre fine alla crisi interna provocata dalle violenze perpetrate dagli estremisti e aggravate da una “giustizia ribelle”. I media, citando fonti di polizia e del ministero degli interni, hanno stimato che siano più di 1.500 le persone arrestate nelle ultime 48 ore, ma il lavoro dei mezzi d’informazione è ora pregiudicato dal giro di vite scattato quest’oggi nei loro confronti. Reazioni e sanzioni nei confronti della stretta del generale pakistano continuano ad arrivare non solo dagli Usa (che minacciano un brusco stop agli aiuti economici annuali previsti e hanno sospeso le consultazioni annuali sulla difesa), ma anche dalla Gran Bretagna (“Stiamo valutando le implicazioni sui nostri programmi di sviluppo e assistenza al Pakistan, vogliamo un Paese libero e sicuro”, fa sapere Downing Street) e dall’Olanda, che ha congelato la propria parte dei fondi destinati agli aiuti per lo sviluppo e ha messo in forse lo stanziamento per il 2008 di circa 40 milioni di euro relativi a programmi di istruzione. Preoccupazioni per le ripercussioni sulla situazione afghana, inoltre, sono giunte dal capo del governo australiano, John Howard, che, in una conversazione telefonica con il presidente Musharraf, ha invitato il generale alla moderazione non nascondendo il timore che “le truppe australiane in Afghanistan possano essere esposte a maggiori rischi, se la situazione politica in Pakistan dovesse aggravarsi”. L’Unione Europea per ora si limita a rinnovare l’appello al rispetto dei diritti civili, augurandosi che le elezioni si svolgano nei tempi previsti e in modo “libero e corretto”. Eventuali misure più dure, oltre alla sospensione degli aiuti, dovranno essere concordate tra i ventisette.