Roma, 6 nov – Il dl sicurezza non piace alla destra ma neanche alla sinistra estrema: è questa, evidentemente, l’unica “convergenza” che i palazzi della politica, al momento, possono registrare in merito al provvedimento approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri. Il testo è approdato oggi al Senato preceduto da un scia di polemiche assottigliando ora dopo ora i margini per una trattativa. Nessun colpo di scena in commissione Affari costituzionali, dove il relatore del provvedimento Giannicola Sinisi si è limitato a introdurre il testo, solo la presa di coscienza di una serie di posizioni distanti e contrastanti tra di loro che sarà difficile condurre sulla via della “convergenza”. Il primo voto in Commissione, quello sui presupposti di necessità e urgenza, si avrà domani. E se su questo punto sembrano più o meno tutti d’accordo, l’ex Pdci Fernando Rossi afferma che “questo non è affatto un problema urgente, è un problema vecchio del quale bisogna discutere con calma” annunciando che lui voterà no. Domani saranno votati anche i presupposti di costituzionalità e in seguito inizierà la discussione del testo. Per sapere quanti e quali emendamenti saranno presentati dai gruppi politici bisognerà aspettare il termine ultimo, ovvero giovedì della prossima settimana. Ma c’è un altro problema “tecnico” da risolvere: la commissione Giustizia chiede di esaminare il provvedimento congiuntamente agli Affari costituzionali: “Abbiamo scritto al presidente Marini – ha detto il presidente Cesare Salvi – che entro questa sera dovrebbe darci una risposta”. In merito al provvedimento, il leader della Sinistra democratica afferma che è fondamentale modificarlo sia per “garantire sicurezza ai cittadini che per rispettare in pieno la direttiva europea contro il razzismo”. Di tutela della normativa Ue parla anche il sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi che la definisce la “cornice obbligata in cui questa norma deve restare”. ‘‘Chi vuole modificare questo testo – aggiunge – non può non rimanere in questo recinto”. Un recinto che la destra vuole ampliare e l’estrema sinistra restringere. Per la senatrice Manuela Palermi, infatti, le ragioni della Cdl sono, razziste e xenofobe; per Maurizio Gasparri, di An, “non c’è alcuna volontà di combattere davvero le illegalità che dilagano nel nostro paese”. Insomma, una cosa sembra chiara: il testo va cambiato. Ma come? E se da un lato il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano avverte che il suo partito vincolerà “il voto in base alle modifiche” apportate al testo dall’altra parte il presidente dei senatori di An Altero Matteoli chiede al Pd una scelta di campo: stare dalla parte dei cittadini perbene che chiedono sicurezza o soggiacere ai diktat della sinistra estrema “facendo crollare l’impianto veltroniano del partito moderno, riformista, innovatore”. Bel dilemma. Un’altra grana per Romano Prodi che tra breve terrà un vertice a Palazzo Chigi con i ministri dell’Interno Giuliano Amato, degli Esteri Massimo D’Alema e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, assurto oggi agli onori della cronaca politica per aver accusato il leader di An, Gianfranco Fini, di aver assunto “posizioni razziste”.
(Clb/Caf)