Roma, 5 nov – “In questo momento non ci sono le condizioni per votare questo testo”: bastano poche parole al presidente di An Gianfranco Fini per riaccendere la polemica politica sulla sicurezza e per aprire uno scenario ricco di incertezze in merito all’approvazione del decreto presentato dal governo. Fini parla al termine del vertice della Cdl, e parla soprattutto a nome di tutta la coalizione, Udc compreso visto che come ha sottolineato lo stesso Pier Ferdinando Casini, “in questo caso non sono ammessi distinguo, la Cdl sarà unità in questa battaglia”. No all’accettazione del testo così com’è, dunque, ma apertura al dialogo per verificare se esistono le condizioni per trovare una sorta di “unità nazionale” per far fronte all’emergenza sicurezza. Questa porta aperta al dialogo, e al decreto, si esplicita, come ha annunciato il segretario del Pri Francesco Nucara, con la presentazione di “pochissimi emendamenti unitari, cinque o sei al massimo”. “Se non verranno accolti – ha aggiunto – il centrodestra voterà contro. Anche perché sussistono problemi di copertura economica al decreto, visto che pare siano stati stanziati 100 milioni di euro per le forze dell’ordine di cui 80 già impegnati”. Ancora più esplicito il presidente di An, che ha rilevato come “nonostante le affermazioni di Padoa-Schioppa e di Amato l’opposizione si è trovata concorde nel dire che nel testo non ci sono le risorse necessarie per una politica della sicurezza, e quindi per dare alle forze dell’ordine i mezzi richiesti. Inoltre – ha aggiunto – nel testo non c’è la norma che abbiamo invocato per l’espulsione dei cittadini comunitari e per coloro che sono nell’impossibilità di dimostrare un reddito e per la parte relativa alle espulsioni attraverso un intervento coatto. Noi presenteremo degli emendamenti unitari che recepiscono questi principi – ha aggiunto Fini – ma se il testo resterà quello presentato alle Camere voteremo contro”. In linea con gli altri colleghi dell’opposizione anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: “La sicurezza dei cittadini italiani merita che l’opposizione si presenti unita. C’è un’esasperazione e una frustrazione davanti alla delinquenza che riguarda tutti e davanti a questa lotta sacrosanta non sono ammessi distinguo. Bisogna cercare di agire insieme – ha aggiunto – e cercare di convincere anche la maggioranza in modo tale che questo decreto non sia un pannicello ma sia una cosa seria”. “Servono più fondi per le forze dell’ordine – ha spiegato ancora l’ex presidente della Camera – ci devono essere veri respingimenti, non solo il foglio di via che si mette in tasca e si butta nel primo cestino. E chi non ha un lavoro non deve poter soggiornare sul territorio senza fissa dimora”. “L’opposizione è unita e combattiva – ha chiosato il leader della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi – ma non chiusa verso la possibilità di emendare significativamente e approvare il decreto”. La strategia della Cdl non si limiterà però alla sola presentazione di emendamenti sul dl sicurezza: questo, come ha spiegato il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Maroni, è solo un primo passo al quale seguirà “la definizione di una proposta condivisa dalla Cdl sulla sicurezza, sulla legge Bossi-Fini, sui cittadini extracomunitari e sui clandestini”. “Il decreto – ha osservato Maroni – non risolve il problema della sicurezza e si limita solo all’espulsione dei cittadini comunitari. La nostra azione quindi – ha concluso – si svilupperà in due fasi per affrontare il problema della sicurezza in modo più ampio”. Il “no condizionato” della Cdl ha suscitato reazione di delusione, e in alcuni casi di vero e proprio sdegno, nella maggioranza: “La Cdl sbaglia a non votare in aula il decreto del governo” ha detto il ministro della Giustizia Mastella, un decreto che “dà poteri ai prefetti per le espulsioni dei cittadini comunitari che creano un problema di sicurezza pubblica”. “Sbagliano – ha aggiunto – e mi dispiace molto. Io vorrei che si valutasse il decreto, così come è capitato a me, quando ero all’opposizione, di votare provvedimenti della maggioranza. Il bene del Paese prescinde da litigi e circostanze, e in questo caso richiederebbe l’apporto sia della maggioranza che dell’opposizione”. Più duro Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, secondo cui “alla Cdl non interessa né la sicurezza e né il bene del Paese, ma solo cavalcare strumentalmente la questione, alimentando le paure degli italiani. Il no della Cdl al provvedimento e l’annuncio di emendamenti peggiorativi ha, quindi, il pregio della chiarezza tra chi è forcaiolo e punta tutto sulla repressione e chi pensa che il diritto alla sicurezza non può prescindere dal rispetto e dalla convivenza civile”. Delusione è stata espressa anche da Renzo Lusetti, deputato del Pd, che ha parlato di “una responsabilità della Cdl che non è enfatico definire storica”. “Il rifiuto dell’opposizione a cercare l’interesse del Paese su un tema decisivo quale il contrasto alla criminalità – ha spiegato – è grave” e indice di “un miope interesse politicista”.
(Mca)