Roma, 7 nov – “In molti paesi stiamo perdendo la nostra identità originaria e non vogliamo che questo avvenga, in altre nazioni, dove è ancora forte il senso di appartenenza, intendiamo valorizzare e far conoscere questa importante risorsa, di cui siamo pienamente orgogliosi.” E’ il leit-motiv degli interventi dei 22 giovani intervenuti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero per illustrare le esigenze scaturite dagli incontri promossi dal Cgie, Comites, Regioni e mondo dell’associazionismo, in quest’ultimo anno in vista della Conferenza Mondiale dei giovani italiani all’estero (preannunciata per la fine del 2008). Hanno fra i 22 ed i 35 anni di età, sono alla fine del corso di studi accademico ma nella maggior parte dei casi vivono condizioni lavorative ai diversi livelli e sono vicini al mondo dell’associazionismo locale od operano nel contesto dell’emigrazione organizzata. Un impegno, quest’ultimo, che è stato definito da alcuni di loro una sorta di “rivoluzione” generazionale “silenziosa” all’interno delle comunità. Un percorso necessario per avvicinare i giovani delle terze, quarte e quinte generazioni di origine italiana alla contemporaneità del nostro Paese, ben diverso dal “ricordo” tramandato dalle generazioni più anziane. (SEGUE)