Roma, 21 ago – Perché l’Is si accanisce sull’arte? E perché proprio Palmira? Avvenire lo ha chiesto al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: “Perché su Palmira ci sono gli occhi del mondo, perché Palmira è un teatro unico per dare risalto a quelle gesta barbare. Si decapita un archeologo o si decapita una statua con la stessa ferocia, con la stessa crudeltà: il fondamentalismo schiaccia quello che è estraneo alla propria cultura. Distrugge chi ha una fede diversa, e qui penso ai tanti cristiani uccisi in tante parti del mondo. Distrugge chi ha una storia diversa, chi ama un’arte diversa. O forse anche solo chi ama l’arte. E l’emergenza di questo inizio secolo e – temo – l’emergenza con cui il mondo sarà chiamato a fare i conti per lunghi anni”. Contro la furia distruttrice, spiega il ministro, non bastano le bandiere a mezz’asta e i gesti simbolici. “Il Patrimonio dell’umanità, dichiarato tale dall’Unesco, è patrimonio dell’umanità. Non di uno Stato. Non di un privato. E allora è la comunità internazionale che deve attrezzarsi per difendere le tante Palmi-ra dalla furia dei terroristi. Noi abbiamo fatto una proposta che ha ricevuto un grande consenso alla riunione degli 83 ministri della Cultura tenuta a fine luglio all’Expo, che è diventata una risoluzione da noi portata in sede Onu e che ora, al consiglio Unesco del 9 ottobre, potrà prendere forma un piano definito: i “Caschi blu” della cultura. Di cosa si tratta? Di una forza di interposizione, pensata non tanto per intervenire quando il danno è stato fatto, ma per avere una task force che cerchi di proteggere prima della distruzione, per mettere in sicurezza i beni. E attenzione: l’Is non solo distrugge, ma trafuga anche il resto per finanziare il terrorismo attraverso il mercato illegale, ci sono già delle prove. Ribadisco: non si può restare a guardare, è già un dovere della comunità internazionale”.