Forse in queste ore sta nascendo una politica europea per l’immigrazione, forse l’Unione sta decidendo una piena assunzione di responsabilità su un tema cruciale per il futuro del continente. Sarebbe la prima volta. Questo d’altra parte è ciò che si aspettano le opinioni pubbliche, se è vero che tra i cittadini europei, il senso di appartenenza all’Unione non è mai stato così alto da quando l’Eurobarometro ha cominciato a misurarlo. Secondo l’ultima indagine – condotta prima dell’estate e in corso di pubblicazione – il 67% del campione dichiara di sentirsi cittadino dell’Unione, contro il 31% che non esprime questa sensazione. Le risposte erano state ben diverse negli ultimi anni, quando l’avanzata dei movimenti anti-euro e anti-Europa era parsa irresistibile.
Quest’anno è anche la prima volta che il senso di appartenenza all’Unione è condiviso dalla maggioranza dei cittadini in ogni singolo stato membro. Nel 2010, erano ben cinque gli stati in cui il no aveva prevalso.
Lorenzo Ferrari, sulla rivista mentepolitica.it, indaga sulle ragioni di questo repentino cambio d’umore e lo collega all’inedita centralità assunta dalla dimensione europea negli eventi politici ed economici dell’ultimo anno. Tutte le principali questioni che hanno campeggiato sulle prime pagine dei giornali hanno una chiara dimensione europea: la crisi economica, la crisi dell’euro e della Grecia, la questione dell’immigrazione e dei rifugiati, lo scontro con la Russia, e così via. Non era mai successo prima che temi di portata europea avessero dominato così fortemente e così a lungo il dibattito pubblico. Anche se non a tutti piace, è ormai emersa una dimensione europea dell’economia e della politica. E d’altra parte sarà negoziando con Bruxelles che Renzi conta di trovare le risorse che gli consentano di mantenere la più popolare e la più audace delle sue promesse, quella di tagliare la tasse.
(14 settembre 2015)