Roma, 13 nov – A meno di ventiquattro ore dal voto decisivo sulla Finanziaria in Senato, che potrebbe segnare un importante spartiacque per il governo Prodi, e fare ripartire il dialogo tra i poli sulle riforme costituzionali, fa ancora discutere la proposta di Walter Veltroni sulla legge elettorale. Il già ribattezzato “Veltronellum”, un sistema che assume alcuni dei punti cardine dei modelli elettorali europei come il tedesco e lo spagnolo, non ha raccolto particolari consensi dentro la maggioranza, che anzi, per voce di alcuni suoi esponenti, si è espressa in maniera abbastanza scettica. Il modello tedesco era quello che, a detta di tutti, poteva, più di altri, registrare un’ampia convergenza parlamentare. Il modello spagnolo (accantonato il francese) era quello più gradito al nuovo vertice del Partito democratico. Si è scelto di puntare su una via di mezzo che potrebbe scontentare tutti. I primi a sentirsi minacciati sono i piccoli partiti della coalizione. Quelli che, realisticamente parlando, rischiano di trovarsi senza una rappresentanza parlamentare, con una legge che, di fatto, fissa una soglia di sbarramento intorno al 5%. Preoccupati, in questo senso, i “piccoli” della cosiddetta Cosa rossa, la formazione che dovrebbe nascere dall’unione di Prc, Pdci, Sd e Verdi. Se per i primi il sistema proposto da Veltroni può essere facilmente assimilabile (Rifondazione è sempre stato un partito promotore di una legge ispirata al modello tedesco), per gli altri tre, che non possono singolarmente ambire a un consenso che si avvicini al 5%, la situazione è meno rosea. (SEGUE)