(8 ottobre 2015) Tempi duri per le specie aliene marine (Ais). Per fronteggiare il problema delle invasioni biologiche un team internazionale di ricercatori – dei quali due dottorandi dell’università di Firenze – si occuperà di come rilevare, controllare e gestire le varietà introdotte dall’uomo al di fuori del loro areale di origine e in grado di provocare danni ecologici, economici e sanitari. Questi sono gli obiettivi del progetto europeo Marie Curie ITN “Aquainvad_ed”, finanziato all’interno del programma Horizon 2020, che prevede un percorso di dottorato nell’ambito di un consorzio – che riunisce tre atenei (oltre a Firenze, le Università di Swansea e Oviedo), un’organizzazione non governativa e cinque società private – allo scopo di formare personale qualificato dal punto di vista scientifico professionale. “Le specie aliene invasive rappresentano la seconda causa di biodiversità, dopo la perdita e frammentazione dell’habitat, e provocano l’estinzione di specie oltre a notevoli impatti socio economici – spiegano Felicita Scapini, associato di zoologia e responsabile scientifico del progetto, ed Elena Tricarico, dottore di ricerca del Dipartimento di Biologia – il fenomeno delle invasioni biologiche è in forte crescita a causa della globalizzazione: in Europa il numero di specie aliene è cresciuto del 76% in 30 anni. Il nostro Dipartimento da tempo si occupa di Ais, in particolare del gambero rosso della Louisiana Procambarus clarkii, e la rana toro americana Lithobates catesbeianus, entrambe molto invasive”. (Red)