(21 ottobre 2015) No Tav. No Triv. No Tap. No Muos. No Mose. No Expo. No all’alta velocità in val di Susa o altrove. No alle trivellazioni petrolifere ovunque. No al gasdotto transadriatico che dovrebbe approdare in Puglia. No al sistema satellitare di telecomunicazioni che gli americani vorrebbero impiantare in Sicilia. No al sistema di dighe mobili in via di installazione nella laguna di Venezia. E no, naturalmente, anche all’Esposizione Universale di Milano.
In nome dello sviluppo sostenibile, il fronte del no si estende da un capo all’altro della Penisola, come una nuova invalicabile linea Maginot, mettendo a dura prova anche la fedeltà di chi professa e pratica l’ambientalismo da una vita. Uno di questi è Giovanni Valentini, che ai danni provocati dal fronte dei no dedica un capitolo del suo libro “La scossa”. Lì si augura che il fondamentalismo ecologico possa essere prima o poi rimpiazzato da un ambientalismo compatibile con le ragioni dello sviluppo, del benessere, della crescita e dell’occupazione.
Un ritorno alla ragionevolezza è quello che ieri si augurava anche l’editoriale del Corriere della Sera, dove Paolo Mieli – occupandosi di Grillo – metteva in fila i no e i dogmi cospirazionisti che sono nel Dna del Movimento 5 Stelle.
Passi per le scie chimiche rilasciate dagli aerei, passi per i microchip sottopelle con cui la Cia ci controllerebbe, e passi anche per il grano saraceno e dunque di matrice islamica, ma ciò che a Mieli pare intollerabile è il complottismo anti-vaccini.
In un Paese dove 5 bambini su 100 sfuggono alla profilassi antiepatite e addirittura il 14 per cento si sottrae a quella contro morbillo e rosolia, la campagna contro le vaccinazioni – sostiene in sostanza il Corriere – è un lusso che non possiamo permetterci. Difficile dargli torto.