Non sappiamo se Luigi De Magistris sia o no un buon sindaco, questo lo diranno i napoletani quando con il voto decideranno se confermarlo o sostituirlo. Quel che è certo è che De Magistris da tempo non sarebbe più sindaco se avesse accettato in silenzio la sospensione dall’incarico prevista dalla legge Severino per gli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado.
Nel settembre del 2014 l’ ex magistrato e attuale sindaco di Napoli, era stato per l’appunto condannato a un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio: l’accusa era di aver ottenuto, come pubblico ministero, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza averne diritto.
Per effetto della legge Severino, De Magistris era stato dunque sospeso dal prefetto di Napoli. Aveva però presentato ricorso al TAR ottenendo di essere reintegrato in attesa di una decisione della Corte Costituzionale. Una vicenda complicatissima dal punto vista giuridico e procedurale che si è conclusa definitivamente ieri perché in appello De Magistris è stato assolto.
“Se un anno fa mi fossi dimesso come molti chiedevano avrei subito una grave ingiustizia”, ha detto il sindaco ed è difficile dargli torto.
Chi invece si dimise subito dopo essere stato condannato a 1 anno di reclusione fu il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani. Per lui è dunque arrivata tardi la riabilitazione della Cassazione, che ha annullato la condanna. Una vicenda analoga – condanna in primo grado e assoluzione in appello – ha riguardato recentemente anche il parlamentare pugliese Raffele Fitto.
Ha dunque buon gioco chi accusa la legge Severino di capovolgere il principio della presunzione di innocenza, che per chi riveste cariche pubbliche si trasforma sempre e comunque in una presunzione di colpevolezza. (23 ott – 2015)