(13 novembre 2015) “Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1000. Per questo lui è il padrone”. Sono passati sessant’anni da questa frase di don Milani, ma le 900 parole in più sono ancora quelle che fanno la differenza tra un lavoro mal pagato e uno migliore. In Italia nelle famiglie di laureati entrano in media 38 mila euro l’anno, cifra più che doppia rispetto ai 16.600 euro di cui dispone un capofamiglia con basso o nessun titolo di studio. In un articolo che appare sul sito la voce.info, il fisico Piero Màrtin, dimostra quanto l’istruzione influisca non solo sul reddito ma anche sulla salute e più in generale sulla qualità della vita.
Alla necessità di un nuovo patto sociale che ridia dignità e valore alla scuola è dedicata un corposa ricerca che la società Deloitte ha presentato martedi alla Camera. C’è molto da fare, perché il 32% dei ragazzi italiani non crede che ciò che sta studiando possa avere un’applicazione pratica. Se poi si chiede quale sarà in futuro il segreto del successo, l’istruzione figura solo al quinto posto, preceduta da impegno, fortuna , talento e conoscenze. I ragazzi hanno poca stima anche di se stessi: 1 studente su 3 non si assumerebbe se fosse un imprenditore. Molta sfiducia nutrono ovviamente nei confronti della politica, in questo caso con qualche ragione in più.
Oggi l’Espresso pubblica un sondaggio Demopolis da cui risulta che tre quarti degli intervistati tra i 14 ed 18 anni sono poco o per niente interessati a ciò di cui invece son pieni i tg e i giornali. Che tuttavia devono aver visto o sfogliato se sono convinti, i ragazzi, che a far male alla società italiana sia più la corruzione che la crisi economica.