Milano, 23 nov – I territori sono in lotta per la reputazione. Si vincono investimenti esteri, vendite dei propri prodotti e visitatori, sostiene Simon Anholt, l’ inventore del Nation Brands Index, in un libro appena tradotto Quando una multinazionale deve decidere dove investire qualche miliardo di dollari, identità nazionali diverse competono tra di loro; ogni volta che un consumatore si trova a decidere quale lettore dvd acquistare, sapendo solo che uno è giapponese e l’altro turco, le identità competitive stanno lavorando; quando noi tutti stabiliamo dove andare in vacanza scegliamo in base alla reputazione delle nazioni. “È un punto fermo dell’identità competitiva che i paesi debbano guadagnarsi la loro reputazione e non costruirla ma sembra perfettamente legittimo prendersi la briga di occuparsene”. Questa la tesi sostenuta da Simon Anholt nel suo “L’identità competitiva. Il branding di nazioni, città, regioni” edito da Egea, il libro che verrà presentato domani alla Campionaria di Milano. “Anholt chiarisce così che il processo di branding territoriale non è una manipolazione di marketing, ma il risultato di una strategia, implementata attraverso politiche pubbliche e comportamenti privati coerenti. “Creare un’identità competitiva per un paese, per una regione o una città consiste per l’80% in innovazione, per il 15% in coordinazione e per il 5% in comunicazione”, asserisce ancora l’autore, già consulente del governo britannico per l’immagine nazionale e consigliere di governi di ogni parte del mondo, dall’Olanda alla Giamaica, dalla Germania al Bhutan e alla Nuova Zelanda.(SEGUE)