Rio de Janeiro, 3 dic – La prima volta di un concerto jazz in una “favela”. E’ accaduto sabato scorso alla “favela Pereira da Silva di Rio de Janeiro, dove il pianista Stefano Bollani ha portato, con i virtuosismi della sua tastiera, il nome di “Umbria Jazz”, dell’Umbria e dell’Italia. L’iniziativa è nata e si è sviluppata nel segno della collaborazione tra la Fondazione “Umbria Jazz” e la Cassa Economica Federale (Caixa Economica Federal) del Brasile, con la collaborazione dell’Istituto italiano di Cultura di Rio de Janeiro, nel più vasto quadro di attività previste dall’Accordo di Collaborazione stipulato da quattro Regioni italiane (Umbria, Toscana, Marche ed Emilia Romagna, con il prossimo inserimento anche della Liguria) e il governo del Brasile. “Umbria Jazz”, dunque, come veicolo promozionale dell’accordo, dell’Italia e dell’Umbria. “La cultura è un elemento importante della nostra azione – spiega Cristina Sanpaio, rappresentante del governo del Brasile -; puntiamo molto su quello che noi chiamiamo ‘economia della cultura’, sulla capacità, cioè, della cultura di creare posti di lavoro, accompagnare e anche di trainare, a livello di promozione, i processi economici, come quelli previsti dal nostro accordo di collaborazione con il gruppo delle Regioni italiane. Il jazz nella ‘favela’? Abbiamo pensato che fosse una buona idea segnare il processo di riqualificazione della favela ‘Pereira da Silva” di Rio, in cui è attualmente impegnata la Cassa Federale, con un concerto inedito come questo, e insieme far vedere che la collaborazione con altre realtà diverse da noi è un fatto positivo, che porta sempre comunque pace e sviluppo”. “L’esperienza – sottolinea ancora la Sanpaio – è interessante, anche, che è una cosa relativamente nuova per loro, soprattutto a questo livello. Ma l’esperienza è stata positiva: il coinvolgimento degli abitanti della popolazione della ‘favela’ (tenuto conto che hanno più dimestichezza con il ‘samba’ che con il jazz) è stato buono, soprattutto grazie ai ragazzi del ‘morrinho’, che hanno capito e cercato di far capire a tutti quanto importanti siano iniziative di questo genere per migliorare la vita della comunità della ‘favela’”. (SEGUE)