Rio de Janeiro, 3 dic – I ragazzi del “Morrinho”, che hanno dato vita ad un collettivo, sono quelli che, in cima alla collina (“morro”) della favela, raggiungibile attraverso un arduo dedalo di viuzze, cunicoli ed erti sentieri tra la vegetazione, hanno ricreato in scala ridotta un modello del “Pereirao”: lo hanno fatto attraverso un ingegnoso uso di mattoni forati, tagliati secondo la necessità, che posizionati, colorati e illuminati a simulare le costruzioni e i sentieri della favela, ne restituiscono una immagine complessiva, il cui realismo è aumentato dall’uso di vecchi modellini di auto e di camion parcheggiati nei cortili, da sembianze di mobilio (ingegnosamente ricavato da materiali di scarto) e dai nomi degli abitanti che qua e là sono stati dipinti sui mattoni, a marcare la verità di tutta la costruzione. Un effetto da “presepe laico”, accentuato dagli addobbi natalizi che non mancano neanche qui; uno sforzo fatto dai ragazzi del “Morrinho”, che riveste un profondo significato, e che ha avuto anche un riconoscimento internazionale alla Biennale di Venezia, dov’è stato presentato anche grazie all’impegno del direttore dell’Istituto italiano di Cultura Rubens Piovano. “Il plastico, se lo vogliamo chiamare così, è qualcosa di straordinario – dice Piovano – perché rappresenta un alto momento di riflessione della ‘favela’ su se stessa, il senso di una comunità che si percepisce come tale, che vuole qualificarsi e migliorarsi e aprirsi all’esterno, con i propri valori. Per questo la serata con ‘Umbria Jazz’ è stata un’occasione veramente speciale per questa comunità: ‘Favela Jazz para todos Umbria Jazz Brazil’, così è stato titolato l’evento, un evento per tutti, e non solo per gli abitanti della favela”. Prima del concerto di Bollani, che si è svolto su un palco allestito proprio all’ingresso del “Pereirao”, un ragazzo e una ragazza della “favela” hanno parlato a nome dei “Ragazzi del Morrinho”: “Questa – hanno detto – è una grande occasione per la nostra comunità. Grazie Umbria Jazz, muito obrigado a Umbria Jazz”. E Bollani non ha certo deluso le aspettative: da solo, o accompagnato da Marco Pereira alla chitarra, Jorge Helder al contrabbasso, Jurin Moreira alla batteria, Armando Margal alle percussioni e Ze Nogueria al sassofono, ha conquistato applausi, ovazioni e bis con un repertorio misto italo-brasiliano e sue composizioni originali, “Elena e il suo violino” e “Il Domatore di Pulci”.
(Cog)