Roma, 3 dic – “Buoni i dati del commercio bilaterale ma quantitativamente al di sotto del livello desiderato”. E’ questo, in estrema sintesi, il dato che emerge dal rapporto di Assocamerestero sullo stato dell’export agroalimentare italiano in Brasile. La fetta brasiliana del flusso commerciale italiano nel mondo è solo dello 0,5% (export complessivo 1,6 miliardi di euro) ed il Brasile non rientra tra i nostri primi 15 partner commerciali – si legge nel rapporto – Le difficoltà di accesso in Brasile riguardano soprattutto il settore agroalimentare italiano che oggi rappresenta solo il 4% delle nostre esportazioni nel Paese, ma dove le potenzialità di sviluppo sono notevoli. Promuovere in Brasile l’immagine e la presenza commerciale dei prodotti agroalimentari italiani è l’obiettivo del progetto ‘Dieta Mediterranea’ della Camera di Commercio Italo-Brasiliana di San Paolo che oggi accoglie il Ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro insieme a Joao Carlos de Souza Meirelles, Presidente del Comitato per gli Affari Agricoli, organismo creato ad hoc per aumentare le relazioni tra i due Paesi in campo agricolo ed alimentare. Vini, spumanti e olio extra-vergine d’oliva ai primi posti nelle importazioni brasiliane dell’agroalimentare made in Italy.
L’export dei nostri prodotti agroalimentari in Brasile ha superato, nei primi dieci mesi del 2007, i 67 milioni di euro. La parte più consistente (33%) è rappresentata da vini, spumanti, liquori ed altre bevande (circa 15 milioni di euro), mentre al secondo posto nella graduatoria dei prodotti italiani più venduti in Brasile troviamo la pasta (15% per un valore di circa 7 milioni). Un altro prodotto tipico della dieta mediterranea che ha trovato ampio spazio sul mercato brasiliano è l’olio d’oliva che già nei primi dieci mesi di quest’anno ha superato il valore dell’esportazioni registrate nel 2006 (quasi 6 milioni rispetto ai 4,8 del 2006). La quota così bassa dell’agroalimentare, associata all’ampiezza del mercato di riferimento, lascia presupporre un progressivo ampliamento di una domanda che oggi è solo parzialmente soddisfatta da imprese e prodotti italiani. Inoltre l’analisi del tipo di beni esportati nei primi dieci mesi del 2007 conferma l’affermarsi di una domanda sempre più qualificata da parte dei consumatori brasiliani, in grado di ammortizzare l’effetto deprimente di barriere e dazi doganali. (SEGUE)