Rivedere il sistema delle Conferenze, alla luce delle riforme costituzionali “è inevitabile e ineludibile. Quali potranno esserne i contorni sarà lo stesso processo di riforma a dirlo, a conclusione di un iter che andrà completato da altri passaggi fondamentali. Questo modello comunque ha avuto il merito storico di assicurare il confronto tra Stato e autonomie, contribuendo al superamento delle cause di tensione e di conflitto, e la stessa Corte costituzionale ne ha riconosciuto il contributo fondamentale di leale cooperazione”. All’ indomani del penultimo passaggio, in Senato, del ddl Boschi sulle riforme costituzionali, il ministro dell’ Interno Angelino Alfano si presenta in commissione bicamerale per le Questioni regionali, nell’ ambito dell’ indagine conoscitiva sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali, con particolare riguardo al sistema delle Conferenze, e spiega che per quanto riguarda la riforma del Titolo V altre modifiche verranno, “tra cui una nuova legge elettorale per il Senato e su un altro piano dalla revisione dei regolamenti parlamentari”.
Spiega Alfano che “non c’è nessuna predeterminata intenzione di abbandonare questo sistema, ma non è possibile nemmeno farsene condizionare oltremodo, nel momento in cui ci si proietta in una nuova fase costituente. Le conferenze potranno conservare ruolo certamente utile per quanto limitato principalmente agli aspetti attuativi della legislazione, dunque agli aspetti amministrativi e tecnici”, ha aggiunto. Uno dei dubbi che persistono riguarda quella che sarà l’ esatta composizione del nuovo Senato, in particolare se potrà comprendere anche i presidenti di Regione. “Deciderà il Parlamento, quando dovrà approvare la legge elettorale, certo che la loro presenza avrebbe risvolti politici”.
(21 gen – Sis)