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Educazione finanziaria
la grande assente

it@withub.it by it@withub.it
12 Febbraio 2016
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(12 febbraio 2016) La domanda era la seguente: con quale tipologia di mutuo – il mutuo a tasso fisso o quello a tasso variabile – lei pensa di poter stabilire fin dall’inizio l’ammontare massimo e il numero delle rate che dovrà pagare primo di poter estinguere il suo debito? La risposta esatta era naturalmente il mutuo a tasso fisso, ma purtroppo l’hanno azzeccata solo 5 mila degli 8 mila intervistati dalla Banca d’Italia nell’ambito della sua indagine sulla cultura finanziaria dei risparmiatori.

Risultati ancor più deludenti sono venuti quando si è cercato di approfondire il tema della diversificazione. Solo il 43% è risultato consapevole del fatto che investire i propri risparmi in titoli di una sola società è più rischioso che distribuirli tra più società. Due su tre, poi, non hanno saputo dire che differenza c’è tra un’azione e un’obbligazione e solo il 60%, leggendo il proprio estratto conto, ha capito quale fosse il saldo. Ma qui va detto che il risultato sarebbe stato sicuramente diverso se gli estratti conto fossero scritti in modo comprensibile.

Sta di fatto che tra le economie avanzate, l’Italia è il paese con il più basso livello di alfabetizzazione finanziaria: solo il 37% degli italiani conosce tre dei quattro concetti fondamentali della finanza. E quasi nessuno, a leggere i giornali, sembra consapevole del fatto che a rendimenti maggiori corrispondono rischi più alti.

L’Italia si differenzia anche nella suddivisioni fra classi di età. Negli altri Paesi gli adulti ne sanno più dei giovani, in Italia è il contrario. Non è un caso, come ha osservato l’economista Annamaria Lusardi, che le storie dei risparmiatori finiti in rovina ad Arezzo, Civitavecchia o Chieti, che abbiamo sentito raccontare in queste settimane, riguardassero quasi sempre gli anziani.

Conclusione: nelle scuole si dovrebbe tornare a insegnare l’educazione civica, che comprende anche l’educazione finanziaria.

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