Roma, 10 dic – Fabio Porta sottolinea dunque la necessità per il nostro paese di dotarsi di efficaci strumenti di regolazione dei flussi migratori. “L’Italia ha bisogno di insistere e quindi perfezionare una intelligente e articolata politica di flussi migratori, orientata all’integrazione ed al lavoro, e ispirata alla secolare esperienza di un Paese che ha fornito braccia menti e cuori al mondo intero.
Una politica che deve prevedere corsi di formazione professionale e insegnamento della lingua italiana nei Paesi di origine di questa immigrazione, grazie ad accordi con entitá pubbliche o private qualificate e al potenziamento di specifiche unitá dentro i Consolati e gli Istituti italiani di cultura. Questo tipo di approccio puó e deve completarsi con il recupero e la valorizzazione della grande risorsa umana, oltre che economica e culturale, costituita dai nostri discendenti all’estero e in primo luogo in America Latina. Un Paese serio sa essere lungimirante ma è anche capace di non dimenticare il passato; anzi, proprio dalla storia può recuperare motivazioni e linee di azione. Purtroppo spesso la “memoria corta” finisce con l’uccidere questa speranza. Sembra che nella ricca Italia settentrionale siano i figli o i nipoti dei meridionali che emigrarono i piú convinti sostenitori di sentimenti di intolleranza e xenofobia con gli stranieri; e cosa dire del ricco nordest italiano, una volta terra dell’emigrazione piú disperata e oggi molte volte scenario di aberranti episodi di pregiudizio e di razzismo? Gli esempi potrebbero continuare e, ahimé, potrebbero riguardarci più da vicino e metterci in serio imbarazzo. Il funzionario di una nostra sede consolare mi diceva di non capire e nemmeno condividere l’emigrazione sempre più massiccia di alcuni Paesi sudamericani verso l’Italia, un suo collega (ma di altra sede) aggiungeva di avere difficoltà ad accettare il principio del riconoscimento della cittadinanza per le generazioni più lontane… Non capire, non condividere, a volte non accettare: ecco i risultati della “memoria corta”, una malattia sottile e contagiosa che rischia di farci perdere di vista il nostro futuro proprio quando ci illudiamo di averlo già capito”.
(Sis)