E’ andata. Il governo ha ottenuto la fiducia posta ieri sul maxiemendamento presentato al disegno di legge sulle unioni civili, e sul quale il Partito democratico era riuscito in extremis a ricompattare l’accordo di maggioranza con Area Popolare. Confermato dunque lo stralcio dell’articolo 5 sulla stepchild adoption (con la questione che rimane a questo punto, per il momento, in mano alla giurisprudenza) e l’assenza voluta dai centristi per marcare la differenza tra unioni omosessuali e matrimonio, dell’obbligo di fedeltà. Due punti su cui si è concentrata, anche oggi, una polemica furente anche all’interno della stessa maggioranza, rinfocolata soprattutto dalle parole pronunciate da Bruxelles da Angelino Alfano: “Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica – ha detto il leader del Nuovo Centrodestra – credo sia stato un nostro risultato”. Parole stigmatizzate un po’ da tutti, anche dal capogruppo del Pd Luigi Zanda che le giudica “infelici” quando in dichiarazione di voto spiega che “questa è la legge del Partito democratico, è nostra la decisione di far cessare l’ostruzionismo in commissione, di portare il testo in aula, di non correre più rischi aspettando una parola di chiarezza del Movimento 5 Stelle, è nostra la decisione di votare oggi”. E rilancia in qualche modo, come già aveva fatto ieri, sulle adozioni: “Questo Parlamento tornerà a occuparsi a breve, e probabilmente anche in questo per nostro merito”.
ALA UFFICIALIZZA IL VOTO – Ma poco prima era stato chiaro Renato Schifani: Il tema della genitorialità etero per noi è fondamentale, un bambino deve poter crescere con un padre e con una madre, ha vinto il buonsenso nell’interesse del Paese”. A parte le polemiche sui contenuti del testo, già noti del resto fin da ieri, la vera novità è stata l’ufficializzazione del voto favorevole alla fiducia da parte di Ala: voti che peraltro, seppur non decisivi ai fini del passaggio del maxiemendamento, hanno contribuito a non far scivolare pericolosamente il governo sotto la quota della maggioranza assoluta. “Politicamente ci siamo resi conto che quello che era stato il nostro paracadute sulle riforme si è aperto ormai diverse volte, l’ultima mercoledì scorso per questa legge, quando siamo stati decisivi per la sospensione. Non possiamo nasconderci più nel dire che ci siamo solo per le riforme, dobbiamo spingere il governo a essere sempre più riformista” aveva anticipato Lucio Barani. “Non entriamo nel governo ma è un passo politico, ci rendiamo conto che questo comporta delle critiche, ma la medicina amara serve a rinvigorire lo spirito…”. Critiche che puntualmente arrivano, da Forza Italia ma soprattutto dal Movimento 5 Stelle, che ha lasciato l’aula al momento della chiama. “Oggi si celebra solo il matrimonio tra il governo e Verdini, dopo reiterate effusioni amorose – ironizza Nunzia Catalfo – Ora il viaggio di nozze dovrebbe essere verso il Quirinale, per annunciare a Mattarella la nascita di una nuova maggioranza. (Sis – 25 feb)