Roma, 19 dic – Funghi coltivati in ambienti superprotetti, massima utilizzazione delle condizioni climatiche nell’ottica dell’uso attento delle risorse energetiche, ricerca di tecnologie di coltivazione avanzate nel rispetto della natura e filiera produttiva sotto controllo per tutte le imprese del settore: dalla seconda metà del secolo scorso ne ha fatta di strada l’Italia! E dopo mezzo secolo di ricerca e impegno nella specializzazione, oggi quella nicchia della nostra agricoltura che è la fungicoltura può vantare veri e propri primati europei. Il valore nazionale della produzione di funghi coltivati (detti Prataioli o Champignon), si aggira sui €160. 000. 000,00, e colloca l’Italia al 4° posto in Europa, con una produzione annua totale di oltre 90. 000,00 tonnellate di “champignon”, come si dice alla francese. Valori che potrebbero decollare decisamente se solo gli italiani sapessero “quant’è buono lo Champignon con…”. E anche da solo! Invece da noi il fungo coltivato ha delle medie di consumo nettamente inferiori rispetto agli altri Paesi della Comunità Europea. Se in Francia il consumo medio è di 4,5 Kg per persona, in Germania 3,1 Kg per persona, in Italia si raggiunge appena la quota del 2,4 Kg per persona. Un vero spreco di occasioni per mangiare bene e sano spendendo poco. Infatti, i funghi coltivati, oltre ad essere sicuri e a buon mercato (si trovano tutto l’anno al supermercato), sono sfiziosi, nutrienti e magri. Consigliati quindi anche a chi ha il cruccio di qualche chilo di troppo. Il 70% dei funghi coltivati nel nostro Paese è destinato al mercato del fresco. (SEGUE)