Bologna, 19 dic – Dalla scoperta dello strumento fotografico per fare arte e dell’inconscio tecnologico del mezzo, fino a provocare situazioni che inducono il pubblico a partecipare attivamente alla realizzazione delle opere. E’ tra questi due poli che si dipana il viaggio creativo di Franco Vaccari, punto di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972, protagonista nella propria città di una significativa retrospettiva intitolata: Franco Vaccari. Opere 1955/1975. Curata da Luca Panaro e da Roberta Russo, organizzata e prodotta dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena, dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra è ospitata in due diverse sedi, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande, e Fotomuseo Giuseppe Panini, via Giardini 160, entrambe a Modena, dove è stata inaugurata il 2 dicembre e resterà aperta fino al 17 febbraio 2008. La retrospettiva presenta alcune importanti opere inedite che prevedono la partecipazione dei visitatori e racconta il percorso di un artista curioso, poliedrico, fuori dalle strettoie dei movimenti di gruppo, che ha anticipato l’estetica relazionale prestando attenzione all’interazione opera/pubblico. La prima tappa di questo viaggio/mostra è la Palazzina dei Giardini, con una “esposizione in tempo reale” realizzata ad hoc per la mostra modenese, la numero 37 intitolata: “C’ero anch’io 2007”. Una photomatic all’ingresso della Palazzina dei Giardini che scatta per chiunque lo voglia una strip di foto corredate di tutti gli elementi (occasione, luogo, data) che contestualizzano lo scatto e certificano un momento di esistenza. “La fotografia – scrive Vaccari – può essere vista come una forma di protesi che viene in soccorso della memoria proprio quando il senso dell’io nel tempo della globalizzazione tende a perdere di consistenza”. (SEGUE)