Wolfsburg, 21 dic – I dati raccolti dalla ricerca sono stati presentati dal responsabile del Coordinamento sedi estere dell’Inas Gianluca Lodetti, il quale, oltre alla zona di Wolfsburg, ha evidenziato la presenza di altre aree di insediamento degli italiani: Monaco (sede della Mercedes), Stoccarda (per gli stabilimenti BMW), Francoforte e Colonia. Ma se un tempo vi era una certa sicurezza nell’avventura migratoria perché si andava verso un lavoro sicuro, benché spesso in condizioni molto dure, oggi per chi parte dall’Italia in cerca di sbocchi occupazionali non vi è alcuna certezza: del 28% di immigrati italiani che lasciano la Germania, secondo la più recente statistica federale, solo una parte riesce a raggiungere l’età della pensione, mentre altri se ne vanno ancora giovani perché non sono riusciti a trovare lavoro. La mobilità avviene oggi anche con modalità stagionali o all’interno delle reti esistenti, tuttavia, la Germania continua ad essere la ‘seconda patria’ della più nutrita comunità italiana all’estero, venuta in prevalenza dalle regioni del Mezzogiorno e, nel 70% dei casi, qui residente da oltre 10 anni; Il 30%, invece, è nato in territorio federale. Nonostante ciò, e nonostante l’evoluzione normativa sia in Germania che a livello UE, i parametri dell’inserimento degli italiani nella società tedesca (dal successo scolastico dei giovani, al tasso di occupazione, alla partecipazione politica) non sono dei migliori: in Baviera, infatti, l’8% dei figli di italiani frequenta le scuole differenziali contro il 3,2% dei tedeschi, solo il 4,7% arriva al ginnasio contro il 18,5% dei coetanei autoctoni, appena l’1,7% si laurea. Sul mercato del lavoro, poi, meno della metà (47%) arriva con un titolo di formazione professionale (come il 64% dei tedeschi). Facendo un passo indietro, cioè a partire dagli anni ’70, dopo una prima ondata migratoria approdata soprattutto nell’industria, il lavoro italiano in Germania è aumentato nel settore terziario, soprattutto nei servizi e nella piccola impresa(ristorazione e commercio al dettaglio), cui si è andata aggiungendo dal decennio successivo quella di studenti e ricercatori. (SEGUE)