Berna, 9 gen – Michele Schiavone, coordinatore del Partito Democratico in Svizzera, risponde al quotidiano “Il Giornale” dopo la polemica dei giorni scorsi relativa alle spese del governo per gli italiani all’estero. “Ogni qualvolta che il quotidiano “Il Giornale” interviene per parlare di questioni relative agli italiani all’estero lo fa in maniera polemica e strumentale – scrive in una nota Schiavone – faziosa e spesso vessatoria con plateali fini politici, propri di chi si accanisce a voler morbosamente dimostrare il male, e in maniera vendicativa a voler provare che la causa dei problemi che affliggono il Bel Paese dipende dai comportamenti degli italiani all’estero. Questo accanimento si è manifestato nella sua ampiezza nei giorni successivi al 10 aprile del 2006, quando la carta di quel giornale veniva usata come megafono dagli schiamazzi di chi si sperticava nell’accusa di brogli elettorali, e continua con la disinformazione propria di chi vive nell’illusione di voler contribuire alla irrealistica caduta del governo di Romano Prodi”. Il coordinatore del Pd riporta alla mente le polemiche relative alla visita del viceministro Franco Danieli in Sudafrica e alla “campagna acquisti” dei senatori, quindi si sofferma sulle recenti uscite del “Giornale”. “Nel numero di lunedì 7 gennaio scorso, sia il direttore sia il giornalista Felice Manti si sono divertiti ad apostrofare in maniera folcloristica, fraudolenta e nei modi più svariati gli italiani all’estero destinatari di contributi per la riqualificazione professionale istituiti dal ministero del lavoro. Utilizzando il pretesto che, a loro dire, i fondi messi a disposizione dal governo corrispondessero alla dilapidazione del bene pubblico da cui deriva la voragine dei conti dello Stato, e che surrettiziamente volevano dimostrare due cose: che se in Italia non si tagliano le tasse è a causa degli interventi a favore degli italiani all’estero, e secondariamente come scrive nel suo editoriale il direttore Mario Giordano “… la finanza pubblica viene ridotta a merce di scambio” per mantenere e garantire il potere”.
(SEGUE)