Roma, 10 gen – “Attualmente – sottolinea Pirola – sono 56 i paesi ospitanti e l’Italia è molto attiva in questo senso. Il paese più richiesto, anche per disponibilità di posti, sono gli Stati Uniti seguiti dalla Germania, e sorprendentemente dalla Cina. Quest’anno, inoltre, i primi 5 ragazzi sono partiti per l’India”. Ed è proprio questo aspetto che rende singolare l’esperienza di Intercultura. Come sottolinea Pirola, l’interesse per paesi così distanti dal nostro è sintomo di come “non sia importante solo l’aspetto linguistico dell’esperienza, ma l’incontro che diventa parte importante della crescita dei giovani”. E non solo, anche le famiglie ne escono rafforzate. “La proposta – spiega – è la stessa ruotata di 180 gradi per la famiglia di chi ospita. Nel mondo di oggi dove il nucleo familiare tende ad essere sempre più ‘ristretto’ aprirsi ed accogliere uno sconosciuto può essere un buon metodo di crescita anche per i più grandi. Molti genitori – ricorda – hanno riconosciuto di aver riscoperto dinamiche familiari assopite, grazie ad un’esperienza educativa altamente coinvolgente”. Ma come reagiscono i giovani? “Tornano radicalmente cambiati- spiega Pirola – e le loro impressioni sono quelle più variegate e divertenti: interessante è soprattutto capire quali sono le reazioni dei giovani studenti che arrivano in Italia, generalmente molto positive. Ad esempio, i ragazzi cinesi apprezzano moltissimo la libertà della nostra società”. Ma i giovani non vengono mai lasciati soli, perché, spiega il responsabile, “l’Associazione prevede di gestire al meglio la presenza dei ragazzi”. “La nostra non è un’agenzia commerciale, ma segue di pari passo la loro presenza per aiutarli ad integrarsi”. (SEGUE)