“Il progetto centrista di Alfano non lo condivido. Non mi sento attaccato alla poltrona o a posti di prestigio e lascio il mio ruolo da capogruppo perché non sono in linea con un’operazione che mi appare più da Palazzo che da territorio e non manifesta il nostro posizionamento e la nostra identità di centrodestra”: con queste parole, in conferenza stampa, l’ex presidente del Senato Renato Schifani annuncia la propria decisione di rassegnare le dimissioni da capogruppo di Area Popolare-Nuovo Centro Destra a Palazzo Madama. “Una decisione ponderata, sofferta ma convinta”, spiega lo stesso Schifani che ricopriva la carica dall’11 febbraio 2015 dopo aver aderito nel 2013 al Nuovo Centrodestra. Una scelta che non comporterà – almeno nell’immediato – l’uscita dalla formazione politica guidata da Angelino Alfano (“Valuterò”, spiega Schifani, assicurando: “Fin quando resterò in Ncd voterò in conformità con il gruppo”) né l’approdo ai verdiniani o a Forza Italia (“Sono totalmente estraneo a queste dinamiche”).
OBIETTIVI DISATTESI – “Dico solo – aggiunge Schifani – che con i colleghi di Forza Italia ho sempre mantenuto rapporti cordiali e sono sempre stato coerente nel tenere la barra sul centrodestra. Dovevo rispettare la mia coscienza e farci i conti prima o poi. Oggi l’ho fatto”. Per quanto concerne il capitolo riforme, Schifani spiega di averle votate “per disciplina di partito quando non ero capogruppo. Ma è noto che non era una riforma che mi faceva impazzire”. L’ex presidente del Senato ha comunicato la sua decisione ai senatori attraverso una lettera, nella quale ha sottolineato che “l’oggetto sociale del ‘nuovo centrodestra’ è stato via via nel tempo disatteso”, aggiungendo: “Quel patto politico che costituiva il pilastro della casa che costruivamo il 7 dicembre 2013 non è stato onorato. La casa non esiste più perché è venuto meno il pilastro. Ecco perché oggi lascio qualcosa che non c’è più”.
I COMMENTI – “Ho molto apprezzato le motivazioni di principio che sono alla base della decisione del presidente Schifani di dimettersi da capogruppo di Ncd. Il partito nel quale milita, secondo le dichiarazioni di Schifani, ha smarrito la sua identità di centrodestra. Mi auguro che proprio il centrodestra possa presto ritrovare la sua piena unità sugli ideali che ne hanno sempre contraddistinto l’azione politica. A cominciare dalla campagna elettorale sul no al referendum, che avrà un valore fondamentale per ricostruire nella sua interezza un’area dalla quale milioni di italiani chiedono di essere rappresentati” dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. “Il 31 gennaio 2015, essendo in disaccordo sulla linea politica, sulle riforme costituzionali, sulla legge elettorale e sul metodo per l’elezione del Presidente della Repubblica, uscii dalla maggioranza e da Ncd. Dopo di me se ne sono andati Nunzia De Girolamo, Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Eugenia Roccella e pochi minuti fa si è dimesso da capogruppo di Ncd al senato Renato Schifani – scrive sul suo profilo Facebook Barbara Saltamartini, vice capogruppo alla Camera della Lega Nord-Noi con Salvini – Oggi, un anno e mezzo dopo, mi sento un po’ Cassandra e vedo riconfermate le motivazioni che mi hanno portato ad uscire dal Nuovo centrodestra. Un partito mai nato. Un partito senza identità, supino al volere di Renzi del quale fa la stampella. Un partito che dalle Unioni civili al reato di tortura, passando per le riforme costituzionali e legge elettorale, ha svenduto i propri valori pur di restare saldamente ancorato a qualche poltrona e posizione di potere”. (PO / Roc – 19 lug)