Rio de Janeiro, 1 set – Rio de Janeiro, una delle metropoli più grandi del mondo, dove la forbice delle disuguaglianze sociali raggiunge una delle distorsioni più intense, custodisce un progetto unico e prezioso. L’idea di Lidia e Mauro, italiani residenti da molti anni a Rio, è stata quella di proseguire e ingrandire, con piglio da imprenditori turistici, una ONG (Organizzazione non governativa www.parationg.org) fondata e fatta crescere per 25 anni dal padre di Lidia, Franco Urani, che si trasferì per lavoro in Brasile insieme alla famiglia. Portò la Fiat in Brasile, della quale fu Presidente per il Sudamerica e il Brasile. Spostatasi da San Paolo a Rio verso la fine degli anni ‘70, la famiglia Urani si trovò a contatto con la realtà delle favelas. Molto rapidamente cambiarono la loro vita per dare aiuto concreto alle persone poverissime che qui vivevano e tuttora vivono. La favela si trova attaccata a quella che ora è la GuestHouse, insieme al Centro per i Bambini della ONG Para Ti. “I fondi – spiega Mauro Villone, che insieme a Lidia Urani porta avanti con grande impegno il lavoro dell’organizzazione – arrivarono dall’Unione Europea, dal Comune di Rio de Janeiro e da privati, e in questo modo fu possibile realizzare un progetto che è diventato un esempio per interventi simili per tutto il Brasile”. L’intera e appassionante storia si può leggere nel libro autobiografico di Franco Urani “Una rivoluzione possibile”, e quello che ha fatto la differenza è senz’altro lo spendersi in primissima persona.